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venerdì 30 aprile 2010

ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper aprile 2010

* Portafogli stabili ma più selettivi su equity

* Obbligazionario, cresce cautela su rischio sovrano

* Riduzione su bancari, piacciono titoli legati a export

MILANO, 30 aprile (Reuters) - Aprile all'insegna della stabilità nelle scelte di portafogli dei gestori italiani, ma prendono corpo una maggiore selettività sull'esposizione all'equity e più cautela sul debito sovrano sul fronte obbligazionario.

L'attrattiva degli alti rendimenti cede spazio al bisogno di sicurezza, anche se non è abbandonata l'idea di un quadro macroeconomico complessivamente positivo.

Sono queste alcune delle tendenze emerse per aprile 2010 dal consueto sondaggio che Reuters-Lipper conduce fra otto gestori di primo piano in Italia.

Il peso dell'azionario ha subito mediamente una limatura, da 48,75% a 48%, confermata dai dati di mediana, bilanciata da incrementi marginali su obbligazioni e liquidità.

"Sull'equity non abbiamo grossi cambiamenti, ma una limatura sulla parte euro", spiega Marco Bonifacio, gestore di Zenit. Quella sul mondo emergente, dice il gestore, "è una scommessa strutturale, sostenuta dal processo di esplosione della ricchezza privata", mentre il Nordamerica "offre chance di riprendersi in maniera più significativa e in tempi più rapidi".

Ritocchi nel segno della stabilità, conferma un gestore di Pioneer: "Se c'è ripresa, per quanto lenta, ci sono i presupposti perché migliorino i profitti, dunque la scelta sull'azionario rimane giusta, ma facciamo più selezione".

Una tendenza che emerge dai dati: a un aumento del sottopeso sull'equity della zona euro si contrappone un deciso calo del sottopeso dell'equity nel Nordamerica. Restano graditi i mercati emergenti, che scontano però, secondo Pioneer, una crescita cinese "leggermente eccitata da politiche a favore del credito, con il rischio di fondi impiegati in modo non selettivo e la paura dell'inflazione".

Circa i settori, Zenit conferma il sottopeso sui finanziari e ha ridotto nel mese la parte più ciclica, "dove peraltro eravamo sovrappeso, ma sono state più che altro prese di profitto su singoli emittenti".

Più che i settori conta l'orizzonte di riferimento delle società, per Pioneer che cita aziende che, al di là della piazza di quotazione, hanno "un portafoglio ordini globale, come le minerarie quotate a Londra". Meno attraente la realtà di società "legate al mercato locale: come, con rare eccezioni, le banche".

PRUDENZA CON IL REDDITO FISSO

Stabili i dati relativi all'obbligazionario, con un evidente sottopeso di quello europeo e nordamericano. A livello di categoria, confermato il sovrappeso per i corporate.

Zenit segnala "l'allungamento della duration e una maggior selezione sulla parte corporate, con l'idea di una riduzione del rischio". Il sovrappeso sulle emissioni societarie non è premianate come lo scorso anno, dice il gestore, poiché "i margini di spread sono tornati su livelli di normalità". Ma conviene mantenere le posizioni, perché "quello che succede con il rischio sovrano non è favorevole a spostamenti".

Se la bassa crescita è un disincentivo verso l'equity in Europa, osserva Pioneer, inflazione e tassi d'interesse più bassi sono il vantaggio dell'obbligazionario europeo su quello Usa. "Ma è meglio preferire la sicurezza dei Bund al momento che cercarsi problemi in una situazione fluida. La riscoperta del rischio sovrano è uno dei temi portanti, per questo abbiamo rinunciato a posizioni aggressive sugli high yield".

ALLA FINESTRA, GUARDANDO LA GRECIA

Il futuro per Bonifacio dipende "da come finirà la crisi greca". Il progressivo miglioramento nella qualità degli utili e i tassi contenuti sono evidenti presupposti per tornare a sovrappesare l'equity, "ma l'avversione al rischio è cresciuta molto e la vicenda greca solleva timori soprattutto per l'effetto sistemico sull'economia europea e sul sistema finanziario".

Oltre al rischio di contagio, evidenziato dal downgrade di Spagna e Portogallo, Pioneer indica nelle "mine incombenti delle strette fiscali per salvare Grecia e Portogallo" il vero pericolo, un potenziale danno per "i consumi interni, che già in partenza non offrono prospettive brillanti".

La versione integrale di questa e altre ricerche sul sito www.lipperweb.com

giovedì 29 aprile 2010

TRADING






Rimbalzo generalizzato su tutti i mercati dato che sembra in via di risoluzione l'affaire Grecia: il Dow Jones chiude a 11.167,47 punti (+1,11%) ed il Nasdaq a 2.511,92 punti (+1,63%). Il FTSE-MIB guadagna lo 0,90% a 21.695,7 punti. Restiamo investiti per il 30% circa ed attendiamo nuove rotture. Sopra trovate un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Posto anche un riepilogo statistico dell'operatività: abbiamo effettuato 74 operazioni (31 long e 43 short) di cui 71 concluse. Di queste il 24% è andato a target (con un guadagno medio di 611,15 Euro, pari ad un 6,11% per singola operazione) il 76% è stato chiuso in stop loss (con una perdita media di Euro 227,21, circa -2,27%). Il profit factor è 2,69.
Buon trading !

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




mercoledì 28 aprile 2010

FTSE MIB STORICO (2001-2010)


I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




TRADING






Mercati europei in forte tensione ancora oggi a causa dell'acuirsi della crisi greca i cui Bonds sono stati declassati ieri da Standard & Poor's a livello di "Junk Bonds" e del declassamento oggi anche del debito pubblico della Spagna ad AA da AA+. Il rendimento sul decennale greco è salito oggi al 9,82%, mentre tutti i titoli di Stato dei PIIGS hanno sofferto (guardatevi questa bella tabella interattiva del Sole 24 Ore): il Dow Jones chiude a 11.045,2 punti (+0,48%) ed il Nasdaq a 2.471,73 punti (+0,01%). Il FTSE-MIB perde un ulteriore 3,04% a 21.501,2 punti. Restiamo investiti per il 40% circa ed attendiamo nuove rotture. Sopra trovate un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Posto anche un riepilogo statistico dell'operatività: abbiamo effettuato 73 operazioni (31 long e 42 short) di cui 69 concluse. Di queste il 23% è andato a target (con un guadagno medio di 628,01 Euro, pari ad un 6,28% per singola operazione) il 77% è stato chiuso in stop loss (con una perdita media di Euro 224,06, circa -2,24%). Il profit factor è 2,76.
Buon trading !

martedì 27 aprile 2010

TRADING











Mercati in forte tensione a causa dell'acuirsi della crisi greca i cui Bonds sono stati declassati a livello di Junk Bonds. Il CDS sul decennale greco è salito oggi a 628 punti base (un titolo di stato greco a 10 anni rende oggi il 9,73%): il Dow Jones chiude a 10.991,31 (-1,91%) ed il Nasdaq a 2.471,47 (-2,04%). Il FTSE-MIB perde il 2,67% a 22.175,1 punti, compromettendo il trend di breve. Chi avesse aperto una posizione long sul nostro indice e non abbia chiuso oggi, chiuda domani in apertura. Restiamo investiti per il 50% circa ed attendiamo nuove rotture. Sopra trovate un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Posto anche un riepilogo statistico dell'operatività: abbiamo effettuato 72 operazioni (31 long e 41 short) di cui 67 concluse. Di queste il 22% è andato a target (con un guadagno medio di 595,92 Euro, pari ad un 5,96% per singola operazione) il 78% è stato chiuso in stop loss (con una perdita media di Euro 224,06, circa -2,24%). Il profit factor è 2,66.
Buon trading !

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




lunedì 26 aprile 2010

TRADING






Il Dow Jones chiude a 11204,8 (+0,01%) ed il Nasdaq a 2.522,95 (-0,28%). Il FTSE-MIB guadagna lo 0,25% a 22.783,2 punti. Chi avesse aperto ieri una posizione long sul nostro indice mantenga come stop loss la chiusura sotto i 22.500 punti e target i 24.000 punti.
Restiamo investiti per il 60% circa ed attendiamo nuove rotture. Sopra trovate un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Posto anche un riepilogo statistico dell'operatività: abbiamo effettuato 71 operazioni (31 long e 40 short) di cui 65 concluse. Di queste il 23% è andato a target (con un guadagno medio di 595,92 Euro, pari ad un 5,96% per singola operazione) il 77% è stato chiuso in stop loss (con una perdita media di Euro 217,40, circa -2,17%). Il profit factor è 2,74.
Buon trading !

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB


domenica 25 aprile 2010

PIRELLI & C.

Il titolo Pirelli è ingabbiato da mesi in un canale laterale compreso tra un massimo di 0,4725 ed un minimo di 0,3660. Attualmente oscilla tra 0,45 e 0,428. Solo la rottura con decisione (volumi elevati e break out di volatilità) di uno dei bordi del canale darà direzionalità esplosiva al titolo. Attualmente, seppure il titolo sia forte rispetto all'indice, ne sconsiglierei l'acquisto, facendo la consueta considerazione: "i mercati sono sempre lì, è inutile fare previsioni, bisogna cavalcarne la direzionalità (quando c'è)". Chi comunque volesse provare un long, consiglierei di entrare alla rottura di 0,45 con stop loss a 0,425.

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




TRADING






Mercati americani che non intendono mollare, mentre soffrono ancora i mercati europei: il Dow Jones chiude a 11204,2 (+0,63%) ed il Nasdaq a 2.530,15 (+0,44%) che costituisce il nuovo massimo da giugno 2008. Il FTSE-MIB guadagna lo 0,48% a 22.726 punti reagendo con violenza in corrispondenza del forte supporto posto in area 22.500. Chi volesse effettuare un'operazione long sul nostro indice potrebbe acquistare domani in apertura un ETF oppure il derivato ponendo come stop loss la chiusura sotto i 22.500 punti e target i 24.000 punti.
Restiamo investiti per il 60% circa ed attendiamo nuove rotture. Sopra trovate un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Posto anche un riepilogo statistico dell'operatività: abbiamo effettuato 71 operazioni (31 long e 40 short) di cui 65 concluse. Di queste il 23% è andato a target (con un guadagno medio di 595,92 Euro, pari ad un 5,96% per singola operazione) il 77% è stato chiuso in stop loss (con una perdita media di Euro 217,40, circa -2,17%). Il profit factor è 2,74.
Buon trading !

giovedì 22 aprile 2010

I conti di Unicredit

Trovate su IlSole24Ore.com i dati sul Bilancio 2009 di Unicredit.

Eccone uno stralcio:
Unicredit per il 2009 ha iscritto in bilancio 8.313 milioni di rettifiche nette sui crediti, con una crescita del 125% rispetto al 2008, quando il dato registrava 3.700 milioni di euro. Il dato è emerso nel corso dell'assemblea annuale della banca che, dopo sette ore di discussione, ha approvato a Roma i conti dell'esercizio scorso chiuso per il gruppo con un utile netto di pertinenza pari a 1,702 miliardi di euro rispetto ai 4,012 miliardi del 2008. Il dividendo approvato è di 0,03 euro per azione, in pagamento dal 27 maggio. Per l'esercizio 2008 non era stato distribuito dividendo 'cash'. A fine 2009 il gruppo aveva crediti deteriorati netti per 31 miliardi di euro contro uno stock di 19,8 dell'anno precedente. In Borsa il titolo Unicredit ha chiuso in calo del 2,72% a 2,14 euro. Perchè sono aumentate le rettifiche sui crediti «Credo che questo numero - ha detto Profumo riferendosi alle rettifiche sui crediti - dia un'idea di quanto noi abbiamo dato all'economia. Questi sono clienti, famiglie e imprese che non ci hanno rimborsato i loro debiti», ha aggiunto Profumo. «Se - come spesso abbiamo sentito dire - non avessimo svolto il nostro ruolo di banca, questo numero sarebbe stato più basso». Le sofferenze sono aumentate «in modo molto consistente», ha rilevato il banchiere. Ma «il risultato economico della banca è piuttosto positivo», ha aggiunto Profumo. In particolare, i finanziamenti alle pmi nel 2009 sono stati circa 20,2 miliardi di nuovi finanziamenti per oltre 194 mila domande. Nei primi tre mesi del 2010, sono stati erogati circa 4,8 miliardi di nuovi finanziamenti per oltre 54 mila domande. Sulla moratoria dei debiti delle piccole imprese, al 31 gennaio 2010 il debito residuo che ha beneficiato della sospensione era complessivamente di 7 miliardi, per circa 22.600 domande, quasi integralmente accolte. Sono stati inoltre circa 50 mila i mutui rinegoziati extracontratto negli ultimi due anni. Profumo ha poi sottolineato che nel 2009 i costi della banca sono scesi anche nell'ultimo trimestre. C'è stato un «rigoroso controllo dei costi e snellimento della struttura - ha affermato - con i costi scesi dell'8,2%. Il risultato maggiormente significativo è il margine di intermediazione, che nel 2009 ammonta a 27.572 milioni con una crescita del 2,6%». (...)

TRADING







Mercati americani che non intendono mollare, mentre chiudono in negativo i mercati europei: il Dow Jones chiude a 11.134,29 (+0,0%) ed il Nasdaq a 2.519,07 (+0,58%) che costituisce il nuovo massimo da giugno 2008. Il FTSE-MIB perde il 2,01% a 22.616,5 punti. Restiamo investiti per il 60% circa ed attendiamo nuove rotture. Avvenuta oggi la rottura dei 22.700 punti ma regge il supporto posto in area 22.500 punti. Attendiamo cosa succederà nei prossimi giorni: rimbalzo o rottura del supporto ?
Sopra trovate un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Posto anche un riepilogo statistico dell'operatività: abbiamo effettuato 71 operazioni (31 long e 40 short) di cui 65 concluse. Di queste il 23% è andato a target (con un guadagno medio di 595,92 Euro, pari ad un 5,96% per singola operazione) il 77% è stato chiuso in stop loss (con una perdita media di Euro 217,40, circa -2,17%). Il profit factor è 2,74.
Buon trading !

BOLLETTINO ECONOMICO NR 60

Ecco la sintesi del Bollettino Economico della Banca d'Italia nr 60 che trovate al seguente link.
Sintesi

La ripresa dell'economia mondiale prosegue, anche se a ritmi diseguali - La ripresa dell'economia mondiale è proseguita nello scorcio del 2009 e nei primi mesi dell'anno in corso, seppure a ritmi ancora discontinui e diseguali tra paesi e aree del mondo. Nel quarto trimestre il PIL ha accelerato negli Stati Uniti, in Giappone e nei maggiori paesi emergenti; nell'area dell'euro è proseguita una moderata ripresa. In tutte le principali economie avanzate l'attività continua a essere sostenuta da politiche monetarie e fiscali espansive; in alcuni casi un temporaneo sostegno all'attività produttiva è venuto dalla ricostituzione delle scorte; i consumi sono frenati dall'elevato livello della disoccupazione, gli investimenti dall'incertezza e dagli ampi margini di capacità inutilizzata. Nelle principali economie emergenti la crescita ha invece continuato a essere sorretta da una robusta dinamica della domanda interna.
Secondo le valutazioni degli analisti privati, nel 2010 la crescita del prodotto dovrebbe collocarsi intorno al 3 per cento negli Stati Uniti, al 2 in Giappone e all'1 nell'area dell'euro; raggiungerebbe il 10 per cento in Cina, l'8 in India e il 5½ in Brasile. Su livelli non molto distanti si collocano anche le proiezioni diffuse lo scorso gennaio dal Fondo monetario internazionale, in corso di revisione. Tornerebbe a espandersi, a un ritmo prossimo al 6 per cento, il commercio internazionale, che si era contratto di oltre il 12 per cento nel 2009.
Nell'area dell'euro resta debole la dinamica della domanda interna. Negli ultimi mesi la produzione industriale e la fiducia delle imprese sono migliorate, soprattutto in Germania, in buona parte riflettendo la ripresa degli ordinativi dall'estero; le vendite al dettaglio hanno continuato a flettere e la fiducia dei consumatori sembra tornare a peggiorare.

Le politiche monetarie rimangono espansive - L'inflazione nelle principali economie avanzate è contenuta. Le politiche monetarie sono ancora ampiamente espansive. L'Eurosistema prosegue nella rimozione graduale di quelle operazioni non convenzionali che, grazie al miglioramento delle condizioni nei mercati finanziari, non sono più necessarie nella stessa misura del passato; continua a fornire sostegno alla liquidità del sistema bancario e alla ripresa dell'economia.

Le tensioni sui mercati dei titoli di Stato sono circoscritte - Grazie anche all'abbondante liquidità disponibile sui mercati, le quotazioni azionarie hanno ripreso a crescere moderatamente; i premi per il rischio sulle obbligazioni societarie e quelli sul debito sovrano dei paesi emergenti sono rimasti stabili o si sono ridotti lievemente. Le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico greco si sono trasmesse in misura limitata ai mercati dei titoli dei principali Stati europei. Lo scorso 11 aprile i governi dei paesi partecipanti all'area dell'euro hanno annunciato i termini di un programma di sostegno finanziario alla Grecia, attivabile se necessario, da definire e cofinanziare con il Fondo monetario internazionale.
L'elevata volatilità, dalla fine dello scorso anno, dei premi per il rischio di credito sui titoli di Stato testimonia la preoccupazione con cui gli investitori guardano alle finanze pubbliche, fortemente deterioratesi in tutti i paesi avanzati in seguito alla crisi. Mentre nel 2010 l'orientamento delle politiche fiscali dovrebbe rimanere espansivo nella maggior parte dei paesi, per gli anni successivi sono stati annunciati piani di riduzione dei disavanzi. La credibilità di questi piani è essenziale per evitare brusche impennate dei rendimenti e garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche.

In Italia la ripresa economica è ancora debole - Il PIL italiano si è lievemente contratto nel quarto trimestre del 2009. A fronte di un ristagno dei consumi e di una ulteriore contrazione degli investimenti (soprattutto di quelli in costruzioni), le esportazioni non hanno confermato la lieve ripresa del terzo trimestre. Nell'insieme della seconda metà dell'anno l'attività economica ha registrato un'espansione modesta rispetto al semestre precedente.
I dati più recenti sulla produzione industriale e i risultati delle indagini congiunturali segnalano un'evoluzione più vivace dell'attività nei primi mesi del 2010. Sono migliorati, in particolare, i giudizi delle imprese sull'andamento degli ordini e sulle attese di produzione. La fase di decumulo delle scorte sembra essersi infine esaurita. Segnali di un miglioramento delle aspettative sono emersi anche nel settore delle costruzioni.
Il clima di fiducia dei consumatori è tornato tuttavia a peggiorare, riflettendo accresciute preoccupazioni sulla situazione economica e sulle prospettive del mercato del lavoro. La caduta del numero di occupati, che già lo scorso anno si era tradotta in una sensibile contrazione del reddito disponibile, è proseguita nei primi mesi del 2010. La propensione delle imprese a investire risente della riduzione dei profitti e del basso grado di utilizzo della capacità produttiva. Le imprese continuano a segnalare il permanere di difficoltà di accesso al credito, pur se l'irrigidimento delle condizioni di offerta da parte delle banche si è fermato. I fattori alla base della debole dinamica della domanda interna potrebbero pesare sull'intensità e sui tempi della ripresa.

La difficoltà delle nostre esportazioni riflette ritardi strutturali - A fronte della persistente debolezza della domanda interna, le esportazioni hanno mostrato finora un dinamismo insufficiente, da solo, a riportare la crescita su valori elevati. Nel corso della fase acuta della crisi (dal secondo trimestre del 2008 al secondo del 2009) il volume delle nostre vendite all'estero di beni si è contratto di un quarto, come in Germania, più che in Francia. Nella seconda metà del 2009, a fronte di una crescita del commercio mondiale del 9,3 per cento, il recupero è stato da noi solo del 2,6 per cento, contro il 10,0 delle esportazioni tedesche e il 5,4 di quelle francesi. Nel gennaio di quest'anno le esportazioni italiane, sempre in quantità, hanno dato segni più marcati di ripresa. I dati in valore compongono un quadro molto simile a quello desumibile dai dati in quantità. Il ritardo con cui le nostre vendite all'estero hanno seguito la dinamica della domanda mondiale è da ricondurre agli stessi fattori che le avevano penalizzate in precedenza: una perdita di competitività di prezzo superiore a quella osservata in Francia e in Germania; una specializzazione settoriale tuttora sbilanciata verso i comparti tradizionali del manifatturiero; una limitata presenza nei mercati emergenti più dinamici, come quelli dell'Asia.

L'inflazione si è stabilizzata - L'inflazione al consumo è risalita gradualmente negli ultimi mesi, riportandosi intorno all'1,5 per cento, un livello prossimo a quello della sola componente di fondo, essendosi ormai esaurito l'effetto statistico sui tassi di crescita a dodici mesi del forte calo dei prezzi dell'energia registrato nella seconda metà del 2008. Le aspettative di inflazione per il 2010 si collocano intorno al medesimo livello.

Il peggioramento dei conti pubblici nel 2009 è dipeso soprattutto dall'azione degli stabilizzatori automatici - L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è salito nel 2009 al 5,3 per cento del PIL, dal 2,7 del 2008. Il risultato è in linea con le valutazioni ufficiali dello scorso luglio, confermate nei mesi successivi. L'aumento del disavanzo è riconducibile alla marcata crescita della spesa primaria e alla flessione delle entrate, anche se quest'ultima è stata meno pronunciata di quella del PIL nominale. La politica di bilancio ha risposto alla crisi soprattutto reindirizzando risorse verso spese più atte ad alleviare i costi sociali della recessione e a sostenere la domanda aggregata. Il deterioramento dei conti pubblici lo scorso anno è risultato più contenuto in Italia che negli altri principali paesi avanzati, in alcuni dei quali hanno pesato i costi di importanti salvataggi bancari. Il rapporto tra debito pubblico e PIL è tuttavia salito di 9,7 punti percentuali, al 115,8 per cento, riflettendo, oltre all'elevato fabbisogno, la caduta del PIL nominale.

L'aggiornamento del Programma di stabilità indica l'obiettivo di portare il disavanzo sotto il 3 per cento nel 2012- Nell'aggiornamento del Programma di stabilità presentato dal Governo alla fine di gennaio è stata confermata la previsione di un indebitamento netto del 5,0 per cento del PIL per il 2010. Essa implica un sensibile aumento delle entrate e una netta decelerazione della spesa primaria. Per il 2011 e il 2012 gli obiettivi per il disavanzo indicati nel Programma sono pari, rispettivamente, al 3,9 e al 2,7 per cento del PIL, in coerenza con la scadenza del 2012 richiesta dal Consiglio della UE per rientrare dalla situazione di disavanzo eccessivo.

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB






mercoledì 21 aprile 2010

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




TRADING





Mercati americani leggermente positivi, mentre chiudono in negativo i mercati europei: il Dow Jones chiude a 11.125 (+0,07%) ed il Nasdaq a 2.504,61 (+0,17%). Il FTSE-MIB perde lo 0,64% a 23.079,4 punti. Restiamo investiti per il 50% circa ed attendiamo nuove rotture. Riconfermata la trend line ribassista. Attendiamo conferma di questo nuovo trend prima ai 22.700 punti e poi ai 22.500 punti, rotti i quali si potrebbe scendere ancora e molto. Sopra trovate un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Posto anche un riepilogo statistico dell'operatività, dove appare che abbiamo effettuato 69 operazioni (31 long e 38 short) di cui 64 concluse. Di queste il 22% è andato a target (con un guadagno medio di 613,63 Euro, pari ad un 6,13% per singola operazione) il 78% è stato chiuso in stop loss (con una perdita media di Euro 217,40, circa -2,17%).
Buon trading !