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sabato 27 febbraio 2010

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




TRADING


Tornano positivi i mercati mondiali dopo il dato sul PIL USA che cresce più delle previsioni degli analisti (+5,90%), ma con fatica e senza convinzione (negativo il dato sulle vendite di nuove abitazioni !!!!). Il Dow Jones chiude a 10.325,20 (+0,04%) ed il Nasdaq a 2.238,26 (+0,18%). Anche il FTSE-MIB chiude in positivo a 21.068,3 punti (+1,08%). Restiamo investiti per il 60% circa (tutti i titoli sono venduti allo scoperto) e perdiamo il 5,22%(il risultato è inficiato da 1 operazione aperta e chiusa in giornata ancora su MPS per cui variamo il trigger). Facciamo nettamente meglio dell'indice FTSE-MIB che dal 14 gennaio 2010, data di inizio del nostro cammino, perde l'11,60%. La volatilità a 33 sedute è attualmente pari allo 0,73% per il portafoglio e all'1,40% per l'indice FTSE-MIB. Il nostro indice rimane saldamente al di sotto della media mobile semplice a 200 periodi che passa ora per 21.779,40 punti e che fa da resistenza. Ecco un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani.
Buon trading !



RAPPORTO SULLA SCUOLA

E' stato pubblicato il rapporto della Fondazione Agnelli sullo stato di salute della Scuola Italiana. Ne esce un quadro deprimente:

Da IlSole24Ore.com:

"Nell'istruzione, da cui dipende il nostro destino d'individui e di nazione, lo stato ha fallito. Un sistema scolastico centralizzato e uniforme ha spaccato in due l'Italia. Il Nord-Est e ancor più le province autonome di Trento e Bolzano vantano risultati di apprendimento che li collocano ai vertici delle classifiche mondiali. Il Sud e le isole crollano a livelli che solo eufemisticamente si potrebbero giudicare da Terzo Mondo. La riforma federalista dell'istruzione, decisa dalla modifica del Titolo V della Costituzione ma non ancora attuata, potrebbe sanare questo divario, a determinate condizioni; rischia invece di peggiorarlo. Questo, in sintesi, è il giudizio del secondo Rapporto sulla scuola della Fondazione Giovanni Agnelli di Torino, diretta da Andrea Gavosto, presentato oggi a Roma nella sede della casa editrice Laterza che l'ha pubblicato. La misura del fallimento. Gli estensori del Rapporto – Gianfranco De Simone, Andrea Gavosto, Marco Gioannini, Stefano Molina e Alessandro Monteverdi – hanno rielaborato la ricca messe di dati forniti dalle indagini Ocse-Pisa sulle competenze dei quindicenni in lingua, matematica e scienze; hanno analizzato i dati complessivi del ministero dell'Istruzione e persino i bilanci delle singole scuole; hanno commissionato ricerche originali, dall'impiego per la didattica delle nuove tecnologie informatiche e dell'accesso a Internet alle caratteristiche dei docenti neoassunti nel 2009 in sette regioni (Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto). Ne emerge un'Italia che spende notevolmente per l'istruzione ma ottiene risultati mediocri, e soprattutto disastrosamente disomogenei. Nei punteggi delle prove Pisa siamo sotto la media Ocse. Ma è la percentuale degli espulsi dal sistema educativo (drop-outs) che ci colloca fuori dall'Europa: il 20% dei giovani da 20 a 24 anni ha solo la licenza media. La Fondazione calcola che, se tutti i giovani conseguissero il diploma di scuola secondaria superiore, il sistema produttivo darebbe lavoro a un milione e 300mila giovani in più: il 6,3% degli occupati. E c'è di peggio. Nelle regioni meridionali il 30-40% dei giovani non raggiunge il livello minimo di competenze giudicato necessario, in campo internazionale, per essere cittadini attivi di uno stato moderno: comprendere e applicare alla soluzione dei problemi quotidiani un testo semplice o un elementare problema numerico. Chi studia nelle scuole del Sud ottiene, in media, 68 punti Ocse-Pisa meno di chi frequenta le aule del Settentrione: l'equivalente di un anno e mezzo d'istruzione. I paesi al vertice della classifica Ocse sono gli stessi che riducono al minimo il divario di risultati tra regioni, tra famiglie, tra ordini di scuole, tra le singole scuole. In Italia scarsi risultati medi convivono con differenze di livello abissali. Iniquità e inefficienza. La scuola italiana fallisce anche come canale di promozione sociale. Il divario familiare, misurato dal titolo di studio dei genitori, e quello del contesto ambientale contano, per la determinazione dei risultati, assai più del talento individuale. E i record negativi non finiscono qui. A poco ci serve disporre di un corpo insegnante fra i più numerosi, con appena 10 allievi a testa, poiché esso è incapace di rinnovarsi. I nostri docenti sono i più vecchi d'Europa. L'età media dei nuovi assunti 2009 è di 40 anni (42,2 in Campania e Puglia). Come stupirsi che, secondo il Rapporto, solo il 6% dei docenti ritenga le tecnologie informatiche «un supporto insostituibile per il lavoro dell'insegnante»? Investiamo in istruzione il 3,5% del Pil, leggermente meno della media Ocse del 3,8%, ma la nostra spesa annua per studente è assai sopra la media: 7.716 dollari, a parità di potere d'acquisto, per un alunno della primaria (media Ocse 6.437) e 8.495 dollari per la secondaria (media Ocse 8.006). L'esborso dipende dal numero dei docenti che, compresi i precari, sfiora il milione. Ma i risultati di questa spesa sono disomogenei, oltre che mediocri: il Rapporto calcola che un punto Ocse-Pisa in più costa 113 euro in Veneto, 130 in Sicilia, 144 in Basilicata, 165 in Trentino, computando la spesa pubblica per studente dalla primaria al 15° anno. In mancanza di azioni perequative il sistema educativo andrà incontro al disastro. La razionalizzazione di spesa prefigurata dal federalismo produrrà consistenti risparmi, poiché calerà il numero dei docenti. Ma le somme risparmiate, afferma la Fondazione Agnelli, devono restare nella scuola ed essere investite per raggiungere due obiettivi fondamentali: ridurre l'abbandono scolastico e i tassi di ripetenza a un fisiologico 5-10% ed elevare i livelli d'apprendimento degli studenti. Tanto più, avverte la Fondazione, che il piano triennale per la scuola varato dal ministro Mariastella Gelmini prevede già notevoli risparmi: un federalismo orientato esclusivamente al contenimento dei costi rischierebbe di ottenere solo risparmi marginali, più dannosi che utili.
L'attuazione del federalismo nell'istruzione, insomma, non dev'essere orientato agli input, cioè al contenimento della spesa delle regioni, bensì agli output, ovvero a migliorare i risultati regionali di apprendimento. Lo stato deve farsi carico delle situazioni di svantaggio e fornire tutte le risorse aggiuntive necessarie per contenere il fenomeno degli abbandoni e per garantire a tutti un livello d'apprendimento degno di un paese moderno. Ma non senza condizioni. Le regioni che ottengono risorse in più devono raggiungere questi due obiettivi in tempi ragionevoli: in tre o cinque anni, a seconda del livello di partenza. I necessari controlli non vanno fatti alla fine degli studi, quando ormai è troppo tardi, ma in corso d'opera, con cadenze biennali o triennali, garantendo interventi immediati per rimediare alle insufficienze. Se le regioni non saranno capaci di raggiungere questi obiettivi in tempi certi, l'istruzione dovrà essere commissariata."
Qualche commento: spendiamo per la Scuola 60 miliardi di Euro l'anno (3,4% del PIL contro il 3,8% della media dei Paesi OCSE); di questi il 60% viene speso per pagare gli stipendi degli insegnanti. Se facciamo il calcolo per singolo studente, visto il calo demografico degli anni novanta (abbiamo meno studenti della Francia, della Germania e dell'Inghilterra), spendiamo un po' di più della media dei paesi OCSE. La Scuola dovrebbe servire per eliminare le disparità sociali: chi nasce in una famiglia meno abbiente e/o meno colta o chi nasce in aree del territorio italiano più disagiate, tramite la Scuola dovrebbe recuperare questo divario nei confronti di chi è stato più fortunato. Purtroppo chi viene da una famiglia disagiata va male a Scuola, mentre chi viene da una famiglia più colta, più benestante si trova meglio. E ciò si rafforza con la dimensione territoriale. Misurata a 15 anni, la preparazione scolastica di un ragazzino del Nord è di 1 anno e mezzo avanti rispetto a quella di un ragazzino medio del Sud. E questo divario non verrà mai recuperato, perchè ad una certa età la scuola finisce ed, essendo i processi di apprendimento cumulativi, il divario resta se non addirittura peggiora. Ci sono regioni come la Sicilia in cui il 40% dei ragazzi che ha partecipato a queste rilevazioni internazionali non arriva a quella che viene considerata internazionalmente la soglia minima di comprensione del quesito che viene loro posto. Sono persone che rischiano di girovagare per la società o per l'economia senza molto costrutto. Questo è un dramma sia a livello individuale che a livello collettivo. E si continua a tagliare. Si va a risparmiare sulle sacche di spreco o si taglia indiscriminatamente ? A scuola si fanno le collette per tutto: per le fotocopie, per la carta igienica, per il gesso... I genitori acquistano i televisori e i computer. I tagli vanno ragionati. Gli insegnanti sono caratterizzati da "stipendio unico" e "carriera piatta". Chi si impegna guadagna ed ha le stesse opportunità di chi non fa nulla. Gli insegnanti sono troppi. Abbiamo un rapporto tra insegnanti ed allievi che è più elevato rispetto alla media dei paesi OCSE (tra l'altro continua a scendere il numero degli studenti mentre resta invariato il numero degli insegnanti). Si potrebbe tagliare sul numero ed investire sulla qualità....e forse anche sulla carta igienica. Purtroppo il taglio dei fondi sulla scuola è un taglio e basta (risparmi previsti per 2 miliardi e 600 milioni di Euro).

giovedì 25 febbraio 2010

BOND ENEL

Richieste totali per 14,66 miliardi di euro, pari a 4,9 volte l’offerta. L’obbligazione Enel rivolta al mercato retail da 3 miliardi di euro ha visto alla fine i seguenti rendimenti:


  • i titoli a tasso fisso avranno una cedola del 3,50%, un rendimento effettivo a scadenza del 3,52% e saranno emessi ad un prezzo pari al 99,89% del valore nominale.

  • i titoli a tasso variabile avranno una cedola parametrata all’Euribor 6 mesi + uno spread di 73 punti base (prima cedola 1,693%) e saranno emessi ad un prezzo pari al 100% del valore nominale.

Enel tra l'altro ha aumentato l’offerta da due a 3 miliardi. L’ammontare complessivo emesso è pari a 2 miliardi di euro per le obbligazioni a tasso fisso, assegnate a 251.417 investitori, e a 1 miliardo di euro per quelle a tasso variabile, assegnate a 123.079 investitori.


Possiamo considerare chiuso il collocamento. Non provate più ad acquistarli sul MOT perchè tra commissioni e forte domanda iniziale rischiate di ridurre sensibilmente il rendimento. In teoria chi ne ha ottenute più di quelle che si aspettava può attendere qualche giorno dalla quotazione e poi vendere la quantità in eccesso.

TRADING



Tornano in terreno negativo i mercati mondiali dopo il brutto dato sulla vendita di nuove abitazioni USA nei giorni scorsi e quello ancora peggiore sul fronte del lavoro (oggi il dato sui sussidi di disoccupazione ha visto un aumento di 22.000 unità). Il Dow Jones chiude a 10.321,71 (-0,51%) ed il Nasdaq a 2.234,22 (-0,08%). Anche il FTSE-MIB chiude in negativo a 20.843,20 punti (-2,45%). Restiamo investiti per il 60% circa (tutti i titoli sono venduti allo scoperto) e perdiamo il 4,31%(il risultato è inficiato da 1 operazione aperta e chiusa in giornata su MPS e dallo stop loss provvidenziale su Tenaris che oggi ha chiuso a -11,62%). Facciamo nettamente meglio dell'indice FTSE-MIB che dal 14 gennaio 2010, data di inizio del nostro cammino, perde il 12,54%. La volatilità a 32 sedute è attualmente pari allo 0,73% per il portafoglio e all'1,40% per l'indice FTSE-MIB. Il nostro indice rimane saldamente al di sotto della media mobile semplice a 200 periodi che passa ora per 21.773 punti e che fa da resistenza. Ecco un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani.


Buon trading !





ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper febbraio 2010

* Confermato interesse equity, correzione da zona euro a Nord America, emergenti

* Interesse su ciclici, conferma per farmaceutici

* Attenzione per evoluzione debito periferia zona euro

MILANO, 25 febbraio (Reuters) - A febbraio i portafogli dei gestori in Italia restano in media pesati ancora a favore dell'equity, ma con qualche limatura: in particolare nella zona euro a favore del mercato nordamericano ed emergente, mentre si nota un lieve arrotondamento dell'obbligazionario (il numero dei partecipanti al sondaggio è perà cambiato a 8 da 9).

Restano popolari le emissioni corporate, mentre fra le restanti tipologie di debito è largamente sottopesato quello americano. A livello geografico si conferma l'interesse per le economie emergenti, ma c'è l'attenzione per la ripartenza degli Stati Uniti.

Sono queste alcune delle tendenze emerse per febbraio 2010 dal consueto sondaggio che Reuters-Lipper conduce fra i primari gestori attivi in Italia.

L'allocazione aggregata azionaria nel mese è pari al 46,88% del totale degli asset. Nel mese scorso, con un partecipante in più, era pari al 48,37%. E' allocato all'obbligazionario, mediamente, il 44,63% del patrimonio a febbraio contro il 42,0% di gennaio. I dati di mediana, che a gennaio vedevano un perfetto equilibrio, mostrano a febbraio leggera prevalenza del reddito fisso (vedere tabella inviata separatamente in rete).

Tendenza simile nel sondaggio Reuters realizzato presso 13 gestori dell'Europa continentale, che ampliate le posizioni su bond e liquidità e ridotte quelle in equity a 49,8% dal 51,2% di gennaio. I bond salgono al 37,4% dal precedente 36,8%.

Il mese ha visto notizie contrastanti sul fronte della ripresa globale, con movimenti per lo più laterali dell'azionario a livello mondiale tra timori per i conti pubblici della zona euro e buoni risultati sul fronte macro e societario negli Stati Uniti.

"Noi abbiamo mantenuto il sovrappeso sull'azionario che abbiamo da tempo", dice Sergio Bertoncini, strategist di Credit Agricole. "Abbiamo ribilanciato il portafoglio verso l'area nordamericana, riducendo un po' il sovrappeso sull'equity europeo. Con un sentiment un po' peggiorato, i fondamentali e i risultati del quarto trimestre negli Usa restano buoni, con molte sorprese positive: le aziende americane ora non solo tagliano i costi e battono le stime sui margini, il 70% di esse ha superato le stime anche sul fatturato".

Eurizon continua a preferire l'equity ai bond e a vedere spunti interessanti in prospettiva medio-lunga. "La nostra allocazione è stabile, siamo lunghi sull'equity e corti sui bond", conferma Alessandro De Carli, responsabile dei fondi quantitativi. "Crediamo che il ciclo stia dando segni di miglioramento specie in America e le valutazioni non sembrano care, malgrado il rally dello scorso anno. La reporting season è stata decisamente migliore delle attese sui dati di fine anno. Essenzialmente i trend di medio e lungo sui mercati rimangono positivi".

Non destano preoccupazioni le prospettive di una graduale exit strategy dalla fase degli stimoli pubblici: "La liquidità rimane abbondante, le banche centrali non dovrebbero alzare i tassi prima della seconda metà dell'anno o forse anche a fine anno", spiega Bertoncini.

In prospettiva, i cambiamenti di allocation sono visti marginali. "Eravamo già abbastanza lunghi sull'azionario europeo ed è possibile un ulteriore ribilanciamento, ma in generale manteniamo le posizioni", conclude Bertoncini.

Confermate le tendenze di settore, in Italia simili al resto d'Europa. "Unica cosa, siamo andati in sovrappeso sull'IT, su cui eravamo a benchmark", dice De Carli, "perché la correzione importante a gennaio-febbraio ha reso le valutazioni più interessanti. Gli utili continuano a migliorare e pensiamo che il settore possa essere sostenuto dal ciclo globale di investimenti in tecnologia".

Credit Agricole nel breve periodo vede spunti nei ciclici, "perché sono quelli che dovrebbero andare bene in una fase di ripresa. Nel lungo periodo ci piacciono settori come tlc e utility, che offrono un dividend yield interessante. I dividendi sono anche più visibili e stabili oggi di un anno fa, quando c'era poca visibilità sugli utili".

Resta maggioritario - a livello italiano così come continentale - il gradimento per i farmaceutici, largamente sovrappesati dai rispondenti al sondaggio.

Rispetto alle aree geografiche, i gestori confermano gli spunti interessanti offerti dai mercati emegenti, tenendo d'occhio sul versante domestico l'evoluzione della questione dei conti pubblici di alcuni paesi europei.

"L'Europa sembra frenata dai problemi di bilancio della Grecia ma anche di altri paesi periferici, tipo Spagna, Portogallo e Irlanda", spiega De Carli. "Questo fa sì che i tassi di crescita migliori per gli Stati Uniti siano pro-dollaro rispetto all'euro".

Eurizon conferma l'interesse per gli emergenti, "destinati a crescere molto più delle economie già sviluppate. Anche se dovranno affrontare problemi del punto di vista inflazionistico, secondo noi questo non avverrà nell'immediato". Dato lo sviluppo sostenuto, anzi, "un rialzo dei tassi non è di per sé una cosa così negativa per quei paesi".

Credit Agricole, afferma Bertoncini, all'interno della classe bond preferisce i titoli dell'area euro, "perché pensiamo che la Bce possa seguire più che anticipare i movimenti della Fed nel senso del rialzo dei tassi, e che quando drenerà liquidità lo farà in maniera meno aggressiva degli Usa".

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB



mercoledì 24 febbraio 2010

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




TRADING


Mercati in rimbalzo nonostante il brutto dato sulla vendita di nuove abitazioni USA. Il Dow Jones chiude a 10.374,10 (+0,89%) ed il Nasdaq a 2.235,90 (+1,01%). Anche il FTSE-MIB chiude in territorio positivo a 21.367,60 punti (+0,68%). Restiamo investiti per il 50% circa (4 titoli in posizione short ed uno long) e perdiamo il 4,70%(il risultato è inficiato da 3 operazioni aperte e chiuse in giornata a causa di altrettanti falsi segnali su Unicredit, Italcementi e MPS), nettamente meglio comunque dell'indice FTSE-MIB dal 14 gennaio 2010 (-10,34%), data di inizio del nostro cammino. La volatilità a 31 sedute è attualmente pari allo 0,74% per il portafoglio e all'1,37% per l'indice FTSE-MIB. Il nostro indice rimane saldamente al di sotto della media mobile a 200 periodi che passa ora per 21.767,30 punti e che fa da resistenza. Ecco un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani.
Buon trading !

martedì 23 febbraio 2010

CREDIT DEFAULT SWAP: LA FAVOLA CONTINUA

"E se all'improvviso, il mondo scoprisse che le banche greche e AIG, ed in particolare la famigerata sezione londinese, la divisione Financial Products di Joe Cassano, avessero assicurato il mondo intero con CDS, credit default swaps contro il rischio di fallimento dello stato sovrano greco?
Questa è solo l'ultima novità, ovviamente tutta da verificare che sembra provenire da fonti ben informate, ovvvero dal cosidetto "New York Times" tedesco, il Frankfurter Allgemeine Zaitung, via NakedCapitalism di Yves Smith."(...)



Continua a leggere su Icebergfinanza



"Blythe Masters (pronuncia “Blayte” Masters) “The Woman who built financial Weapon of Mass Destruction” (La Donna che ha inventato le Armi di Distruzione di Massa finanziarie), secondo l’articolo del Guardian pubblicato il 20 settembre 2008! Questa donna ha inventato la formula matematica per i Subprime, il CDS (Credit Default Swap), l’Alt A e altri filtri magici per la JP Morgan Bank nel 1995. CELLE QUI A INVENTE LES SUBPRIMES TRAVAILLE SUR LA TAXE CARBONE - Colei che ha inventato i SUBPRIME e che lavora sulla CARBON TAX.(di Pierre Jovanovic – traduzione di Giuditta). L’attuale crisi finanziaria, come sapete, è dovuta al Credit Default Swap, un modello matematico inventato da Masters Blythe, una giovane laureata in matematica di Cambridge divenuta banchiere alla JPMorgan. (1) Ricordatevi bene il suo nome. L’idea di base era la seguente: come trasferire il “rischio di default” (2) su una persona diversa da la banca che presta?"(...)


I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB






TRADING


Continua e si intensifica il ribasso dei mercati azionari mondiali, con il Dow Jones che chiude a 10.282,4 (-0,97%) ed il Nasdaq a 2.213,44 (-1,28%). Anche il FTSE-MIB chiude in territorio negativo a 21.224 punti (-2,21%), trascinato verso il basso da Unicredit (-3,88%) e Fiat (-3,46%). Restiamo investiti ancora per il 40% circa (3 titoli in posizione short ed uno long) e perdiamo il 4,03%(il risultato poteva essere migliore se non fosse stato eseguito lo stop loss in macchina su Terna per pochi tick), nettamente meglio comunque dell'indice FTSE-MIB dal 14 gennaio 2010 (-10,94%), data di inizio del nostro cammino. Monitoriamo 4 titoli (2 bancari, 1 assicurativo ed un cementifero) che potrebbero virare pesantemente in negativo appena rotti i supporti. La volatilità a 20 sedute è attualmente pari allo 0,74% per il portafoglio e all'1,38% per l'indice FTSE-MIB. Il nostro indice, come previsto ieri, è stato respinto violentemente dalla media mobile a 200 periodi che passa per 21.756,90 punti e che fa da resistenza. Ecco un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani.

Buon trading !





lunedì 22 febbraio 2010

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB




TRADING


Si interrompe la serie positiva dei mercati azionari mondiali, con il Dow Jones che chiude a 10.3832,3 (-0,18%) ed il Nasdaq a 2.242,03 (-0,08%). Anche il FTSE-MIB chiude in territorio negativo a 21.704,70 punti (-0,31%). Restiamo investiti ancora per il 50% circa (4 titoli in posizione short ed uno long) e perdiamo il 4,19%(il risultato peggiora a causa di 2 falsi segnali su Saipem e Autogrill), nettamente meglio comunque dell'indice FTSE-MIB dal 14 gennaio 2010 (-8,92%), data di inizio del nostro cammino. La volatilità a 29 sedute è attualmente pari allo 0,75% per il portafoglio e all'1,36% per l'indice FTSE-MIB. Il nostro indice sta lottando contro la media mobile a 200 periodi che passa per 21.747,60 punti e che fa da resistenza. Ecco un grafico del FTSE-MIB e le tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Buon trading !


domenica 21 febbraio 2010

DEFLAZIONE, INFLAZIONE, DOLLARO E IMMOBILIARE: NUOVE LEGGENDE METROPOLITANE

Puntuali come autentici orologi svizzeri le paure e le fobie per l'inflazione americana, si sciolgono come neve al sole, confermando ancora una volta le visioni di Icebergfinanza.
Le leggende metropolitane, sono il risultato di credenze, nate dal passaparola, storie che affascinano, che acquistano credibilità, passando di visione in visione.
Mentre le leggende metropolitane urlavano ai quattroventi, alcuni mesi fa la fine del dollaro e l'evento prossimo dell'inflazione, Icebergfinanza, continuava a navigare controcorrente, spiegando ai propri lettori, perchè dollaro e inflazione non sarebbero esplosi. La verità è sempre più figlia del tempo, figlia di analisi della corrente.
Ovviamente la dinamica del dollaro è solo temporanea, la tentazione di ricorrere a svalutazioni competitive è enorme, questa è una guerra finanziaria.
Continua a leggere l'articolo su Icebergfinanza.

venerdì 19 febbraio 2010

La Fed alza il tasso di sconto di un quarto di punto


La Fed ha alzato ieri il tasso di sconto, cioè il valore con cui presta denaro alle banche per i «prestiti overnight», di un quarto di punto: passando dallo 0,50% allo 0,75%. I Fed funds (ossia il tasso ufficiale al quale il sistema scambia la propria liquidità) rimangono invece compresi nella forchetta tra zero e 0,25%.

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB


TRADING



Ancora una giornata positiva per i mercati mondiali con il Dow Jones che chiude a 10.402,3 (+0,09%) ed il Nasdaq a 2.243,87 (+0,10%). Anche il FTSE-MIB archivia la quarta giornata positiva a 21.772,30 punti (+0,40%). Restiamo investiti ancora per il 50% circa (4 titoli in posizione short ed uno long) e perdiamo il 3,92%, nettamente meglio dell'indice FTSE-MIB dal 14 gennaio 2010 (-8,64%), data di inizio del nostro cammino. La volatilità a 28 sedute è attualmente pari allo 0,77% per il portafoglio e all'1,38% per l'indice FTSE-MIB. Ecco le due tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani. Buon trading !

giovedì 18 febbraio 2010

Sto ancora ridendo


I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB









TRADING

Ancora una giornata positiva per i mercati mondiali con il Dow Jones che chiude a 10.392,9(+0,81%) ed il Nasdaq a 2.241,71 (+0,69%). Anche il FTSE-MIB archivia la quarta giornata positiva a 21.686,1 punti (+0,16%).

Restiamo investiti ancora per il 60% circa (5 titoli in posizione short ed uno long) e perdiamo il 3,64%, nettamente meglio dell'indice FTSE-MIB dal 14 gennaio 2010 (-9,00%), data di inizio del nostro cammino. La volatilità a 27 sedute è attualmente pari allo 0,78% per il portafoglio e all'1,40% per l'indice FTSE-MIB.
Ecco le due tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani.

Buon trading !





Non scherzate con la crescita

Trovo su Phastidio.net una bella citazione del mio prof. di Economia Politica Francesco Giavazzi che scrive un editoriale su Il Corriere della Sera:

«Il vero problema della Grecia non è il debito, ma la mancanza di crescita. Se l’economia non riprende, per stabilizzare il debito serve una correzione dei conti pubblici enorme: circa 14 punti di Pil, al di là di ciò che qualunque governo possa fare. Se invece la Grecia crescesse al 3%, l’aggiustamento necessario sarebbe severo, ma non impossibile: circa 6 punti»

E sull'Italia:

«Ma se ciò che rende il debito non sostenibile è la mancanza di crescita, non vedo quale sia la forza dell’Italia: neppure noi cresciamo e il nostro rapporto debito- Pil è ancora il più elevato nell’area dell’euro»

Il punto è esattamente quello, e non servono Ph.D. in economia per comprenderlo. Se un debitore non guadagna abbastanza per rimborsare gli ingenti debiti contratti, il default non è questione di se, ma di quando.

Indicatori demografici in Italia

E' uscito oggi il comunicato dell'ISTAT sulle dinamiche demografiche in Italia. Eccovi i principali risultati dell'indagine:


Nel corso del 2009 la popolazione ha continuato a crescere raggiungendo i 60 milioni 387 mila residenti al 1° gennaio 2010, con un tasso di incremento del 5,7 per mille. La popolazione in età attiva mostra un incremento, perlopiù frutto delle migrazioni dall’estero, di circa 176 mila unità, giungendo a rappresentare il 65,8% del totale. I giovani fino a 14 anni di età aumentano di circa 53 mila unità e rappresentano il 14% del totale. Le persone di 65 anni e più risultano in aumento di 113 mila unità e sono giunte a rappresentare il 20,2% della popolazione. I cittadini stranieri sono in costante aumento e costituiscono il 7,1% del totale. La dinamica migratoria è ancora una volta determinante ai fini della crescita demografica. Il saldo migratorio netto con l’estero è pari al 6,4 per mille, mentre il saldo naturale è negativo e pari a -0,3 per mille, a causa di un aumento dei decessi in presenze di una diminuzione delle nascite rispetto al 2008.


Se siete curiosi date un'occhiata al report.

BOND ENEL: chiusura anticipata

Chiude anticipatamente domani il collocamento del Bond ENEL e l'importo in emissione sale da 2 a 3 miliardi di Euro.

La domanda è stata elevatissima ed ha superato gli 11 miliardi di Euro.

È quindi inevitabile che per l'assegnazione si debba ricorrere al riparto che avverrà separatamente per le due tranche, a tasso fisso e a tasso variabile. Quindi se lo stesso investitore ha prenotato sia il fisso che il variabile si vedrà assegnati i due lotti minimi di 2 mila euro ciascuno, uno a tasso fisso e l'altro variabile. Se il numero dei «richiedenti», come sono definiti nel prospetto, risulterà superiore ai lotti minimi disponibili (1,5 milioni) i responsabili del collocamento procederanno all'estrazione a sorte per assegnare i lotti minimi ai singoli investitori, «con modalità che consentano di verificare le procedure utilizzate e la loro rispondenza ai criteri di correttezza e di parità di trattamento». I criteri di riparto sono identici per le due tranche: assegnato il lotto minimo, l'importo rimanente sarà assegnato «ai singoli richiedenti ... in misura proporzionale alle obbligazioni richieste (e non soddisfatte) da ognuno di essi». L'importo sarà arrotondato per difetto e l'ulteriore importo residuo sarà sorteggiato.
La percentuale di riparto verrà comunicata 5 giorni dopo la chiusura dell'offerta, quindi venerdì 26 febbraio.

mercoledì 17 febbraio 2010

INFORMAZIONE SCORRETTA: La grande fuga dal debito pubblico USA

"Ci racconta oggi City, giornale distribuito gratuitamente a decine di migliaia di pendolari ogni mattina, che solo un italiano su quattro sa cambiare una ruota.
Si tratta solitamente di 5 bulloni, un martinetto a vite e uno svitabulloni. Per il resto, si tratta di un buco e di un cerchio intorno, un po’ come le famose caramelle alla menta di una volta.
Oppure, i più giovani ricorderanno la ciambella di Homer. Molto interessante, ancorchè drammatico. Già. Forse sarebbe stato opportuno dare un pochino di spazio ad una interessante news, ancora una volta in campo economico, di cui ci da’ notizia wallstreetitalia.Risulta infatti che Washington non sa più a chi rifilare i suoi titoli di debito. "(...)

Separazioni e divorzi in Italia

Interessante....dal sito dell'ISTAT


Nel 2007 risultano complessivamente 81.359 separazioni (+1,2 rispetto al 2006) e 50.669 divorzi (+2,3%), pari rispettivamente a 273,8 e a 170,5 ogni 100.000 persone coniugate residenti.
L’86,3% delle separazioni e il 78,3% dei divorzi si sono conclusi con il rito consensuale, richiedendo in media rispettivamente 153 e 165 giorni. I procedimenti esauriti, invece, con il rito contenzioso hanno impiegato mediamente 954 giorni per una sentenza di separazione e 682 giorni per quella di divorzio. Escludendo i procedimenti avviati in modo consensuale, il 73,3% delle richieste di separazione è stato presentato dalla moglie, mentre il 55,2% delle istanze di divorzio è stato presentato dal marito.
All’atto della separazione i mariti hanno mediamente 44 anni e le mogli 41, mentre al divorzio rispettivamente 46 e 42 anni. In particolare, il 16,6% delle separazioni e il 19,8% dei divorzi riguardano donne dai 50 in su, percentuali in crescita rispetto al 2000 (erano pari, rispettivamente, a 13,2% e 18,1%) anche per effetto della posticipazione delle nozze verso età più mature.
Risultano occupati circa l’85% dei mariti e il 65,5% delle mogli separatisi nel 2007; i coniugi occupati rappresentano rispettivamente l’86,1% e il 74,3% di coloro che hanno divorziato nel 2007.

La durata media dei matrimoni è pari a 14 anni per quelli conclusi in separazione e a 17 anni per le unioni coniugali terminate con la sentenza di divorzio. La quota di separazioni provenienti da matrimoni di durata superiore a 19 anni ha interessato il 26,5% delle coppie di coniugi separatisi nel 2007, mentre nel 2000 l’analogo valore era pari al 22,8%. È diminuita, invece, l’incidenza delle unioni coniugali terminate in separazione prima del quinto anniversario: nel 2000 rappresentavanoil 20,4% delle separazioni mentre nel 2007 sono scese al 16,8%.
I figli coinvolti sono 100.252 nelle separazioni e 49.087 nei divorzi. Il numero di figli minori di 18 anni è pari a 66.406 nelle separazioni e 25.495 nei divorzi. La progressiva applicazione della legge n.54 dell’8 febbraio 2006 ha comportato nel 2007 un forte aumento dell’affidamento condiviso, che è stato stabilito per il 72,1% dei figli affidati nelle separazioni (era il 38,8% nel 2006) e per il 49,9% nei casi di affidamento conseguente a divorzi (28% nel 2006). Nel 2007 il ricorso alla custodia esclusiva alla madre − che prima costituiva la tipologia di affidamento più ricorrente − è contestualmente diminuito, divenendo pari al 25,6% negli affidamenti disposti nelle separazioni e al 46,1% nei divorzi (rispettivamente 58,3% e 67,1% nell’anno precedente).

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB





TRADING

Ancora una giornata positiva per i mercati mondiali con il Dow Jones che chiude a 10.309,17 (+0,39%) ed il Nasdaq a 2.226,29 (+0,55%). Anche il FTSE-MIB archivia la terza giornata positiva a 21.650,80 punti (+1,70%).
Chiudiamo Italcementi (+4,90%) e Mediobanca (+2,26%) in trailing profit.
Restiamo investiti ancora per il 50% circa e perdiamo il 3,48%, nettamente meglio dell'indice FTSE-MIB dal 14 gennaio 2010 (-9,15%), data di inizio del nostro cammino. La volatilità a 26 sedute è attualmente pari allo 0,80% per il portafoglio e all'1,43% per l'indice FTSE-MIB.

Ecco le due tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani.
Buon trading !





martedì 16 febbraio 2010

BOND ENEL

Una buona analisi dei Bond Enel in emissione la trovate su Mercato Libero Zio Bond.

I MIGLIORI E I PEGGIORI DEL FTSE-MIB


TRADING

Ancora una giornata positiva per i mercati mondiali con il Dow Jones che chiude a 10.268,81 (+1,68%) ed il Nasdaq a 2.214,19 (+1,4%). Anche il FTSE-MIB archivia la seconda giornata positiva a 21.289,2 punti (+0,79%).
Ancora un falso segnale su Pirelli che comunque continuiamo a seguire perchè resta debole nonostante il rimbalzo dell'indice principale.
Restiamo investiti ancora per il 70% circa e perdiamo il 2,91%, nettamente meglio dell'indice FTSE-MIB dal 14 gennaio 2010 (-10,67%), data di inizio del nostro cammino.
La volatilità a 25 sedute è attualmente pari allo 0,81% per il portafoglio e all'1,39% per l'indice FTSE-MIB.
Ecco le due tabelle che riassumono la posizone attuale, le operazioni chiuse, il confronto tra portafoglio e benchmark e i titoli da monitorare domani.
Buon trading !