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giovedì 30 settembre 2010

ASSET ALLOCATION ITALIA- Sondaggio Reuters Lipper settembre 2010

* Azionario sale in media al 48,75% dal 47,63%

* Continuano a piacere corporate bond, emergenti

* Forte overweight risorse e industria di base

MILANO, 30 settembre (Reuters) - Cresce lentamente la propensione al rischio dei gestori di fondi italiani, mentre rientra nei ranghi l'apprensione per la situazione del debito nella zona euro.

E' quanto emerge dal sondaggio mensile che Reuters-Lipper conduce fra otto primari gestori attivi in Italia.

Sale la quota del portafoglio destinato all'azionario, che in media arriva al 48,75% dal 47,63% del precedente sondaggio a luglio. Limata la fetta riservata all'obbligazionario, che scende al 43,25% dal 44,25% della precedente rilevazione. Quasi invariata la percentuale di cash (7% da 7,13%) e immutata quella dei prodotti alternativi (1%).

All'interno del portafoglio azionario, cresce significativamente la quota riservata alla zona euro, che arriva al 18,13% dal 15,50% di luglio, mentre scende il Nord America (16,06% da 18,06%).

Ma, guardando in un'ottica trimestrale, il 37,5% dei gestori intende incrementare la quota azionaria riservata al Nord America. Segno che il fascino di Wall Street rimane immutato. Allo stesso modo, non tramonta l'attrazione per i mercati emergenti.

"Continuiamo ad avere un sovrappeso di prodotti a spread, quindi corporate investment grade e high-yield emergenti", argomenta Sergio Bertoncini, strategist di Amundi in Italia. "Limitato sovrappeso anche di azioni. Abbiamo spostato l'attenzione sull'Europa perché c'è un gap valutativo rispetto agli Usa dopo la crisi del debito sovrano".

Francesco Fonzi, senior portfolio manager di Credit Suisse, dice: "Siamo neutrali sui prodotti a benchmark e piuttosto difensivi, con un'esposizione azionaria contenuta, sui prodotti flessibili o total return. Contiamo di sfruttare una probabile fase di correzione da qui alle elezioni di mid-term Usa per ritornare sull'azionario in maniera selettiva, privilegiando mercati emergenti, strategicamente, ed Europa, tatticamente".

Il fund manager di Credit Suisse ritiene che "il mega-trend di questo periodo sia legato ai mercati emergenti: ci aspettiamo che registrino le migliori performance nei prossimi dodici mesi. L'impressione è che, finita una fase di politica monetaria restrittiva, i mercati emergenti saranno più liberi di puntare verso l'alto, sostenuti da risultati macro e micro".

BOND EURO PREFERITI A TREASURIES USA

Il ribilanciamento dei portafogli a favore di un maggiore peso dell'azionario non pare terminato, dato che, nei prossimi tre mesi, il 25% del campione intende incrementare la fetta di equity, mentre bond (12,5%) e cash (25%) sono visti in calo.

Sull'obbligazionario, "privilegiamo l'Europa rispetto agli Usa perché offre maggiori opportunità", dice Bertoncini di Amundi. Lo strategist afferma di "non vedere un rischio inflazione": da qui la decisione di "sottopesare i bond inflation-linked".

"Sull'obbligazionario", spiega Fonzi di Credit Suisse, "siamo tendenzialmente neutrali, con posizioni di duration molto vicine al benchmark. Crediamo ci possa essere ancora un po' di spazio, dato che la politica monetaria sui mercati occidentali continua ad essere espansiva. Ci aspettiamo che il mercato obbligazionario possa avere un po' più di volatilità, ma possa continuare ad essere fonte di guadagni."

Il mercato, secondo Bertoncini, "ha metabolizzato il rischio sovrano". Anche a fronte di un caso scottante come l'Irlanda, "l'approccio ora è razionale, si guarda ai fondamentali. Il rischio non è sistemico, è legato a singole realtà". In questo contesto, "l'Italia si trova in buona posizione".

TASSI VISTI STABILI SINO A ULTIMA PARTE 2011

A prevalere, in ogni caso, è la cautela, perché l'economia non fornisce indicazioni univoche. Anzi. Guardando alle risposte sulle strategie dei manager a livello settoriale, infatti, non emerge una direzione chiara. Non c'è, per esempio, una prevalenza di comparti ciclici o, viceversa, difensivi. La tendenza è a mantenere invariata la composizione del portafoglio, in attesa che le prospettive economiche siano meno nebulose.

Permane la tendenza a sovrappesare risorse e industria di base, conseguenza della corsa dei prezzi delle materie prime. Cala il sottopeso delle banche e aumenta la cautela sull'information technology.

"Lo scenario che si va delineando è quello che avevamo in mente", spiega Bertoncini di Amundi, "niente double dip, ma un'economia che cresce poco". Di conseguenza, la società di asset management non ha modificato, all'interno della componente equity, la ripartizione settoriale e per aree geografiche. E "non c'è volontà di farlo".

Lo scenario dei prossimi mesi, dice Bertoncini, è che la Fed manterrà i tassi vicini allo zero "probabilmente sino all'ultima parte del 2011" e la Bce "seguirà (la Fed) piuttosto che anticiparla".

Fonzi concorda: "Se i tassi saranno aumentati, avverrà soltanto dopo il terzo trimestre 2011".

Il rischio inflazione, insomma, viene considerato marginale. Semmai, qualcuno vede un pericolo deflazione. Come Valentijn van Niewenhuijzen, macroeconomista e responsabile del reddito fisso di Ing Investment Management, secondo il quale "se il mondo occidentale dovesse entrare in una fase di deflazione, le banche centrali non potrebbero usare i rimedi a cui sono abituate per spingere l'economia".

Ing IM - che non fa parte del panel del sondaggio - si dice positiva "sulle azioni ad alto dividendo, sul credito e su altri prodotti del reddito fisso, come il debito dei mercati emergenti".

mercoledì 22 settembre 2010

Bond: classifica di Plus24





CORRIERE ECONOMIA: Mutui Le cinque mosse per trovare rate

Meglio il fisso o il variabile? I prestiti con il cap proteggono davvero? Quali sono i migliori tassi? Le risposte alle domande
Non è solo la leggerezza dell'essere a risultare in sostenibile. A volte lo può anche essere la leggerezza iniziale delle rate dei mutui, soprattutto se non sono stati fatti i conti giusti e non si è tenuto conto che i tassi possono anche impazzire. Un prestito a 20 anni a tasso indicizzato alle condizioni attuali del mercato ha una rata iniziale più bassa del 27% rispetto a quella di un tasso fisso e il gap giunge a sfiorare il 39% se invece il prestito è trentennale: la conseguenza che si dovrebbe trarre da questi numeri è che il tasso variabile è più adatto a chi ha pochi soldi a disposizione e si trova nella necessità di risparmiare, mentre la tranquillità è un lusso per ricchi. Ebbene, il comportamento da tenere dovrebbe essere esattamente l'opposto: puntare sull'indicizzato quando si ha un buon reddito, chiedere il fisso quando ci si sta indebitando al limite. Questo perché ciò che davvero conta nei mutui non è tanto cercare di risparmiare il più possibile quanto individuare la rata più adeguata alla propria situazione finanziaria.
CorrierEconomia cerca di mostrarlo con le tabelle che pubblichiamo in queste pagine e che cercano di rispondere alle cinque domande chiave da porsi prima di scegliere un mutuo. Le tabelle, partendo proprio dalle condizioni standard di mercato, valutano l'adeguatezza delle tre tipologie di mutuo più diffuse (variabile tradizionale e con cap, fisso) a seconda del reddito di chi chiede il prestito. Anche se i tassi sono ai minimi da un anno e mezzo, complice la recessione, non si può trascurare il rischio che il costo del denaro possa aumentare in maniera significativa e allora sarebbero dolori per chi avesse optato avventurosamente sull'indicizzato, come sanno bene le famiglie che tra il 2006 e il 2008 hanno dovuto fare i conti con rate salite in maniera vertiginosa. Se infatti l'Euribor nel medio periodo dovesse risalire al 5% (ricordiamo che nel punto peggiore della crisi due anni fa è arrivato al 5,5%) l'incremento di una rata sul variabile a 20 anni sarebbe del 63% (dato medio calcolato su tre anni), mentre l'incremento del trentennale sarebbe addirittura dell'89%. Il risparmio iniziale rischia di essere pagato davvero a caro prezzo. Due avvertenze, infine, per la lettura dei dati: la prima è che quando indichiamo il reddito mensile minimo perché un mutuo risulti sostenibile partiamo dal presupposto che non vi sia nessun altro debito in corso (prestiti personali o rate per la macchina ad esempio) perché la presenza di precedenti impegni finanziari riduce la possibilità di ottenere credito; la seconda è che presupponiamo un mutuo di importo non superiore all'80% del valore dell'immobile.

1) Quali sono gli attuali tassi dei mutui?
È meglio il variabile o il fisso?

Il costo del denaro è rimasto molto basso, ma nelle ultime settimane si segnala una leggera crescita dei tassi a breve termine: l'Euribor a un mese è salito di un decimo di punto sui minimi 2010 e quello a tre mesi è cresciuto di 15 centesimi. Mentre l'Eurirs, il parametro che determina il livello dei prestiti a tasso fisso, è sceso di circa tre decimi e si pone ai livelli minimi del decennio. Per effetto di questa dinamica si è ridotta di quasi mezzo punto la differenza tra i tassi variabili e quelli fissi. Il gap rimane ancora molto elevato, attorno al 2,7% — a 20 anni i variabili sono al 2,1%, i fissi al 4,8% — e continua a far pendere la bilancia a favore del finanziamento indicizzato, almeno per chi lo possa sostenere.
Infatti, anche ipotizzando che lo sviluppo nel tempo porti a costi dell'Euribor medi di tre punti superiori rispetto a quello attuale, la spesa complessiva di chi sceglie un prestito variabile risulterebbe comunque più bassa. Anche in questa ipotesi pessimista, infatti, un finanziamento variabile da 100mila euro a 20 anni consentirebbe di risparmiare 17mila euro; cifra che per un prestito tentennale salirebbe addirittura a 30 mila euro. Compiendo una scelta più prudenziale, e optando per un mutuo con il cap al 5,5%, il risparmio sarebbe considerevole: sempre ipotizzando un Euribor medio più alto di 3 punti rispetto a quello attuale, a consuntivo si risparmierebbero rispetto al fisso 12 mila euro per 20 anni e 28 mila a 30 anni. Ovviamente bisogna essere in grado di sopportare i possibili picchi delle rate (vedi domanda 2). La tempesta finanziaria del 2008 ha avuto, comunque, profonde conseguenze sul mercato: ora le banche concedono i finanziamenti solo in presenza di requisiti di reddito e di valore dell'immobile ipotecato piuttosto rigidi. Inoltre con la scomparsa degli istituti specializzati ormai di fatto chi chiede un mutuo deve diventare cliente a 360 gradi della banca che lo concede: bisogna trasferire il conto corrente e spesso anche la domiciliazione dello stipendio. Senza contare che non di rado dietro condizioni apparentemente favorevoli c’è l'obbligo di sottoscrivere altri prodotti finanziari o assicurativi proposti dall’istituto. Sono aspetti da valutare con attenzione.

2) Quali sono i vantaggi e, soprattutto,
i rischi dei mutui variabili?

Sui vantaggi dei mutui variabili è facile rispondere: questi prestiti non sono quasi mai costati così poco: siamo al 2,1%. E i rischi? Sembra paradossale, ma più un mutuo variabile parte a tasso ridotto, più nel breve periodo può diventare pericoloso: le condizioni attuali sono rischiose per chi si indebita al limite delle proprie possibilità. Infatti, minore è il tasso di avvio, maggiore è la quota di capitale che si inizia a rimborsare: se nella prima parte del prestito aumenta sensibilmente il costo del denaro, anche la rata cresce in maniera sostanziosa.

Il concetto è facilmente comprensibile se si ragiona sui tassi in termini relativi e non assoluti. Se un mutuo parte al 4%, un incremento di due punti del costo del denaro rappresenta un aumento del 50% della quota interessi della rata, se invece parte al 2% un incremento di due punti significa aumentare gli interessi del 100%. Siccome oggi i tassi sono di un punto più bassi rispetto a quelli praticati per i mutui avviati nel 2004 e 2005 — i più penalizzati dal successivo aumento del costo del denaro — un'impennata nei prossimi anni dell'Euribor analoga a quella registrata tra il 2007 e il 2008 avrebbe effetti ancora più deleteri. Per questo nella nostra simulazione ci siamo attenuti a un criterio di estrema cautela, ritenendo consigliabile la scelta del variabile tradizionale solo se la rata si aggira attorno al 19-20% del reddito del debitore, con possibilità di salire al massimo al 22% delle entrate mensili per i redditi più bassi e al 24-25% per quelli più alti.

Giudichiamo ad esempio che un mutuo variabile da 100 mila euro per 30 anni con rata iniziale da 380 euro sia sostenibile con un reddito di almeno 2.000 euro al mese, perché quella rata potrebbe arrivare a costarne 728 se nei prossimi anni si verificasse una crisi come quella del 2008, ma anche così al debitore comunque rimarrebbero poco meno di 1.300 euro al mese per la vita quotidiana. Con redditi più bassi ci sono solo due strade: la prima è mettere via ogni mese una piccola somma per poter fare fronte a una crescita improvvisa della rata. La seconda è mettersi nell'ordine di idee che non appena il costo del denaro dovesse riprendere a salire, sarà il caso di darsi subito da fare per rinegoziare il finanziamento o surrogarlo cambiando banca.

3) La maggiorazione dei costi giustifica
un mutuo col tetto alla salita dei tassi?

Dipende dalle condizioni a cui viene concesso il mutuo con il tetto (o cap). Se partiamo dai dati del nostro esempio, che considerano un mutuo con tetto al 5,5%, limite massimo cui possono arrivare gli interessi, a fronte di un incremento dello spread rispetto al variabile non protetto di 40 centesimi per il finanziamento ventennale, e di 50 centesimi per il trentennale, difficilmente si otterrà a consuntivo un guadagno, ma sicuramente si dormiranno sonni più tranquilli e quindi tutto sommato il gioco può valere la candela. L'handicap iniziale, per un mutuo da 100 mila euro, è di 19 euro al mese in più rispetto al variabile tradizionale; il divario sale a 26 euro per il prestito a 30 anni. Va comunque notato che anche con un cap al 5,5% la rata subisce, se il costo del denaro dovesse salire rapidamente, una crescita brusca e bisogna tenerne conto quando se ne valuta la sostenibilità.

Ad esempio un mutuo da 100mila euro a 20 anni partito con una rata di 530 euro può venire a costarne 761. Mentre per un trentennale la spesa mensile può passare da 406 a 629 euro. Ma non si può salire oltre queste soglie, mentre con un variabile classico l’esborso, nelle ipotesi peggiori, può arrivare, rispettivamente, a 833 e 728 euro al mese. Prima di scegliere un mutuo con il cap bisogna valutarne le condizioni: quando si ha solo una maggiorazione dello spread sull'Euribor, come nelle tabelle, il confronto è agevole; ci sono casi in cui invece il cap viene legato all'obbligo di stipulare polizze piuttosto onerose e che incidono in maniera sostanziale sul costo effettivo, o addirittura il tetto viene stabilito sottoscrivendo un derivato non sempre trasparente. Il cap al 5,5% è quello ancora oggi più «gettonato» dalle banche, in linea con quello proposto all'inizio del 2009 dal battistrada, il Monte Paschi.

Non mancano però soluzioni alternative, come quella di Intesa Sanpaolo, che propone costi più ridotti in termini di spread (ad esempio solo 25 centesimi in più rispetto al variabile tradizionale a 20 anni) limitando l'efficacia del cap alla prima metà del mutuo: non si tratta di una soluzione da scartare perché in realtà il tetto serve soprattutto all'inizio dei pagamenti. Il cap più conveniente è quello della Banca popolare di Milano (5%, con indicizzazione al tasso Bce, valore oggi più alto ma in prospettiva meno volatile dell'Euribor). Il prodotto è disponibile fino al 30 settembre e solo fino ad esaurimento del plafond previsto.

4) I mutui fissi sono più cari, ma più sicuri
A chi si possono consigliare?

Nonostante le condizioni a cui oggi viene offerto siano tra le migliori di sempre (siamo sotto il 5%), il mutuo a tasso fisso appare una scelta residuale, riservata a chi non può correre assolutamente nessun rischio. Se dovessimo indicare un'ipotesi in cui consigliarlo è il caso di somme non molto elevate, per durate più brevi (15 anni al massimo) di quelle da noi considerate nelle tabelle e per un prestito contratto da chi è già o sta per andare in pensione.

La certezza della rata comunque può giocare un indiscutibile fascino e il valore psicologico di indebitarsi senza sorprese non si può monetizzare; da un punto di vista finanziario, però, il gap di quasi tre punti divide il fisso dal variabile è quasi incolmabile a meno di nuovi cataclismi sul mercato del denaro. Per restare al tema di queste pagine, la peculiarità del finanziamento fisso è che si può prendere anche per rate che arrivano a quello che una volta era giudicato lo standard della sostenibilità e cioè circa un terzo del reddito; per chi si trova in una situazione finanziaria più agiata, però, non c'è proprio storia: la rata iniziale di un mutuo variabile a 20 anni è addirittura più bassa rispetto a quella di un fisso che ne dura 30. Per 100 mila euro, ad esempio, l'indicizzato a 20 anni costa 511 euro al mese contro i 531 del fisso trentennale.

Il tasso reale che viene utilizzato per il calcolo delle rate è quello in vigore all’epoca delle stipula e può essere molto diverso da quello considerato all’atto della scelta. E l’Eurirs può avere nel giro di pochi giorni oscillazioni anche di qualche decimo di punto e vincolare così il debitore per tutta la durata del piano di rimborso. L'alternativa tradizionale al mutuo fisso, il prestito variabile a rata costante (l’importo mensile rimane invariato, l’andamento dell’Euribor si riflette sulla durata del debito) oggi appare del tutto sconsigliabile: è ancora nel catalogo prodotti di molte banche, ma di fatto saggiamente non lo stipula più nessuno, perché si può dare per scontato che, partendo ai tassi minimi di oggi, finirà per durare molto più a lungo di quanto inizialmente previsto.

5) Quali spese sono da calcolare per definire la giusta cifra da chiedere in prestito?

Il punto a cui guardare, quando si stipula un mutuo, è la sostenibilità della rata. E per valutarla non bisogna solo considerare la cifra che manca per saldare il prezzo della casa, ma anche le spese accessorie che, inevitabilmente, un acquisto immobiliare porta con sé. In tabella presentiamo un esempio di calcolo partendo dalle voci che si possono calcolare con precisione a priori (le imposte) e quelle che comunque si possono conoscere facendosi fare un preventivo (la parcella notarile e quella, eventuale, dell'agenzia di intermediazione).

Le spese nel nostro esempio vanno dal 6% del prezzo di una casa comprata con agevolazioni sulle imposte, ad oltre il 10% per un immobile acquisito a regime fiscale ordinario; a queste vanno poi connesse tutte le spese legate al trasferimento nel nuovo immobile (eventuale ristrutturazione, arredo, trasloco ecc) e che variano caso per caso. Fatto il conto bisogna confrontarsi con la disponibilità di contanti che si può mettere sul piatto. Se si può fare fronte facilmente a un mutuo variabile può valere le pena non impiegare tutta la disponibilità e tenere una scorta per fare fronte agli imprevisti e tra questi si può mettere anche un improvviso rialzo dei tassi: nei mutui è sempre possibile effettuare senza penali estinzioni parziali e i risparmi potrebbero servire per abbattere il debito e di conseguenza la rata.

Sempre considerando l'attuale situazione dei tassi va valutata con attenzione la possibilità, qualora il debitore ne abbia diritto, di chiedere l'anticipo del Tfr, se questo è rimasto in azienda: oggi tenere da parte la liquidazione ha una performance (1,5% più il 75% del tasso di inflazione) comunque superiore a quello dei mutui indicizzati; va però segnalato che se non si sfrutta subito la possibilità di chiedere l'anticipo, rimane problematico usufruirne per procedere in futuro alla parziale estinzione del mutuo: serve l'assenso del datore di lavoro. In caso contrario la giurisprudenza in materia non ha un orientamento univoco.

Il check up

Quali sono i migliori tassi dei mutui? La risposta è nella tabella. I dati sono un’elaborazione di Corriere Economia effettuata sulla base della media delle condizioni reperibili online tra i broker e i siti istituzionali delle principali banche; i tassi variabili sono indicizzati all'Euribor 1 mese più l’1,5% (a 20 anni) e l’1,6% (a 30 anni). I mutui con cap presentano un’ulteriore maggiorazione di 40 centesimi per il ventennale e di 50 per il trentennale; i mutui fissi sono calcolati sulla base di Eurirs 20 anni +1,5% per il ventennale ed Eurirs 30 anni +1,7% per il trentennale. Abbiamo indicato la rata per 1.000 euro perché così è molto facile calcolare la spesa mensile da sostenere per un qualsiasi importo richiesto.

Ad esempio per conoscere la rata mensile a tasso fisso per un mutuo ventennale da 70mila euro si moltiplica 6,49 per 70 e si ottiene 454,30. Per un variabile la stessa operazione dà come risultato 357 euro (5,11 per 70). I tassi da noi considerati sono quelli nominali, non si tiene cioè conto dei costi accessori al mutuo. La spesa effettiva, quindi, sarà leggermente più elevata


martedì 21 settembre 2010

Un rischio bolla nei "junk bond"

Sole 24 Ore di martedì 21 settembre 2010, pagina 43

La recessione sarà anche terminata ufficialmente l'anno scorso, come ha recitato ieri il National Bureau of Statistics. Peccato che sul mercato si registrino segnali non rassicuranti. Sia il Wall Street Journal che il New York Times hanno lanciato ieri un piccolo allarme. Il primo, del New York Times, riguarda il comparto bancario, che potrebbe registrare forti cali dei profitti nel corso del 2010, con conseguenze pesanti per l'occupazione. Il secondo, del Wsj, riguarda il mercato obbligazionario che potrebbe essere in odore di "bolla". In effetti il mercato dei titoli a reddito fisso, soprattutto quello dei junk bonds, si è allargato negli ultimi 12 mesi a fronte di una domanda crescente in cerca di rendimenti stabili. Un'inchiesta condotta dalla Covenant Review, rivela che il 57% delle nuove emissioni obbligazionarie offre minori garanzie. Fra queste: la garanzia che in caso di vendita della società il contante non possa essere trasferito prima di dare l'opportunità di riscattare il debito. Il diritto del detentore dell'obbligazione di rivendere l'emissione al 101% del valore nominale in caso di cessione societaria; l'obbligo da parte delle società emittenti a non usare il contante per pagare premi di produzione o bonus speciali agli executives. Perchè la preoccupazione ? Perchè questi esempi dimostrano un aumento del rischio per gli investitori. Se aggiungiamo che le emissioni per i primi nove mesi di quest'anno hanno toccato i 172 miliardi di dollari,record su base annua, e i prezzi di emissione sono ai livelli più elevati dal 2007 il rischio di tensione aumenta. Certo, il tasso di insolvenza per i junk bonds è caduto al 5,1% alla fine di agosto, contro il 13% dell'anno precedente e secondo Moody's potrebbe scendere al 3%. La percezione di minore rischio la si deduce anche dai tassi di interesse caricati sui bond: le aziende con rischio da tripla A pagano l'1,8% al di sopra dei rendimenti dei buoni del Tesoro americani, quelle di categoria junk o per definizione ad alto rendimento pagano il 6% al di sopra dei rendimenti del Tesoro, ma nel momento più difficile della crisi pagavano anche un premio del 20% sui rendimenti del Tesoro. E tuttavia la debolezza la si vede proprio dall'andamento dei titoli pubblici americani. I titoli del Tesoro USA a dieci anni hanno perso il 2,2% del loro valore nominale negli ultimi mesi mentre i trentennali hanno perso fino al 6,2%. Nel 2008 però avevano perso anche il 20%. Questo per dire che per ora gli elementi di crisi sono molto contenuti. La questione piuttosto diventa: quando è che questi movimenti diventano un segnale di allarme che dovrebbe incoraggiare una frenata antibolla ? Un calo di attività ci sarebbe già. Il NYT di ieri mattina ci da notizia di un indebolimento del settore finanziario a New York. C'è una stima di Meredith Withman, proprio lei la stessa che per prima anticipò il problema subprime e il suo impatto sulle banche. Stima che i profitti delle banche scenderanno complessivamente nel 2010 a 42 miliardi di dollari contro i 56 miliardi di dollari del 2009. Nel caso di Goldman Sachs il declino potrebbe anche essere del 35%, circa 7,8 miliardi di dollari di profitti contro i 12,1 dell'anno scorso. La conseguenza ? Naturale, come succede sul mercato: si pagheranno bonus molto più bassi. Ma si procederà con una nuova ondata di licenziamenti: la stima, solo a New York è fra i 40 e gli 80 mila nuovi disoccupati.

Unicredit: Profumo si è dimesso



L'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, si è dimesso. L'addio è stato sancito da una lettera del banchiere al consiglio di amministrazione dell'istituto di credito di Piazza Cordusio.

L'INTESA - L'accordo tra le parti è stato raggiunto in mattinata, in vista del consiglio di amministrazione della banca (alle 18), consiglio che era stato indetto proprio per discutere del rapporto tra azionisti e top management. L'accordo raggiunto serve a evitare lo scontro tra i soci in consiglio di amministrazione e prevede l'addio dell'amministratore delegato come voluto fortemente dalla maggioranza dei grandi azionisti al termine di una mattinata di riunioni e

incontri. A nulla è servito l'intervento a favore di Profumo di uno dei principali azionisti di Unicredit, Salvatore Ligresti che aveva spezzato una lancia a favore dell'ad dichiarando: «Sono favorevole alla stabilità».

I MOTIVI - Alla base del redde rationem di Piazza Cordusio pare non ci sia solo la questione libica, ovvero il ruolo della Banca centrale libica - che detiene il 4,99 per cento - e quello del fondo Libyan Authority Investment (Lia), che ha ufficializzato alla Consob di essere salito al 2,594 per cento. Alcuni azionisti - in primis i «falchi» Luigi Maramotti e Fondazione Cariverona - sembra fossero critici da tempo sul ruolo dell'ad, criticato anche per il progetto «One4C», il cosiddetto «bancone». Sulla questione libica è intervenuto anche l'imprenditore franco-tunisino, e membro del patto di sindacato di Unicredit, Tarak Ben Ammar che ha detto di non credere che i soci di Tripoli siano irritati per la vicenda Profu

mo.

LA GIORNATA - La giornata, caratterizzata innanzitutto dalla flessione del titolo in Borsa e dai forti scambi azionari, si è aperta con i grandi azionisti che, in particolare tramite il presidente Dieter Rampl, avevano tenuto ferme le posizioni di aspra critica verso Profumo. E l'amministratore delegato aveva capito che i margini per un accordo in extremis risultavano pressoché inesistenti. Un peso decisivo ha avuto la reazione dei consiglieri di amministrazione tedeschi, infastiditi anche dal pressing della politica che nelle ultime ore si era fatto insistente nel tentativo di supportare P

rofumo. A questo punto per evitare uno scontro duro all'interno del cda Profumo ha ritenuto che fosse nell'interesse della banca che lui aveva guidato per oltre 15 anni presentare le sue dimissioni. Ora si guarda al dopo: sarebbe già pronta una ristrettissima rosa di nomi per il possibile successore. Ma la scelta in questo senso non dovrebbe venire assunta già oggi. Anche se una pronta soluzione sarebbe un segnale importante per il mercato.

GOVERNATORE BANCA CENTRALE LIBIA - Nel pomeriggio è poi arrivato nella sede di Unicredit Farhat Omar Bengdara, Governatore della Banca centrale Libica azionista con il 4,98 per cento dell'istituto. È la prima volta che Bengdara, vice presidente di Piazza Cordusio, viene visto varcare la sede della banca per un consiglio di amministrazione.

TOSI - «Quella di Profumo e del suo successore è una scelta che spetta al cda e ai soci. Dopodiché, io auspico soprattutto che adesso gli organismi di controllo, Bankitalia, Consob, fermino la scalata libica a Unicredit» il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, commenta le dimissioni di Profumo. «In questa vicenda - ha ricordato Tosi - io sono intervenuto come sindaco che rappresenta un territorio nel quale questa banca, Unicredit, ha molti interessi. A prescindere dal ruolo di Profumo, io ho manifestato la preoccupazione riguardo alla possibilità che l'istituto, per il legame che ha con il nostro territorio, potesse passare sotto il controllo libico». Il Comune di Verona esprime diversi consiglieri in Cariverona, la cui Fondazione detiene il 4,98% di Unicredit.

Da un punto di vista grafico UCG è impostato negativamente ed oggi ha chiuso sotto il POC, segno di forte debolezza. Un'apertura al di sotto del POC odierno, sancirà una discesa dei corsi verso 1,80 prima ed 1,50 in seguito. Un'apertura confermata da volumi al di sopra del POC odierno potrebbe essere un segnale di inversione con conferma da ricercarsi con la rottura della soglia psicologica dei 2 euro con primo target 2,20. Attendiamo nei prossimi giorni....

CREDIT DEFAULT SWAPS

lunedì 20 settembre 2010

FTSE MIB

POSIZIONE ATTUALE: SHORT

Torno soltanto oggi da un lungo periodo di ferie e di cambiamenti, ma la situazione del mercato azionario non cambia ancora.

Il FTSE MIB si trova al livello del periodo pre-vacanziero: 20.754 punti, al di sotto della trend line di lungo periodo che unisce i massimi dal 18 maggio 2007, data di inizio della madre di tutte le crisi.
Finchè l'indice stazionerà al di sotto dei 21.500 punti lo scenario resta ribassista.
Intanto domani si riunisce il Federal Open Market Committee per decidere sui tassi USA: le previsioni sono per una decisione di mantenere i tassi invariati.
Dall'analisi dei futures americani ed europei, pare che sul finire di serata siano giunti ordini di acquisto consistenti, anche sul Bund, rafforzando il trend di breve che, invece, è impostato al rialzo.

giovedì 9 settembre 2010

Swisscom lancia un'opa a 18 euro su Fastweb per il delisting del titolo

Da IlSole24Ore.com:

Il cda di Swisscom ha deciso di sottoporre, attraverso la propria controllata Swisscom Italia, ai rimanenti azionisti di Fastweb un'offerta pubblica di acquisto avente ad oggetto la totalità delle azioni Fastweb, rappresentative del 17,918% del capitale della stessa Fastweb, per un corrispettivo d'offerta di 18 euro per singola azione. Swisscom, si legge in una nota, intende rilevare tutte le restanti quote di minoranza di Fastweb e ottenere la revoca del titolo Fastweb dalla quotazione presso la borsa di Milano. Il prezzo d'acquisto totale ammonta a 256 milioni di euro.
L'offerta pubblica di acquisto sarà subordinata al raggiungimento di una soglia di almeno il 95% del capitale di Fastweb. Il periodo di offerta inizierà quanto prima, a seguito dell'ottenimento dell'autorizzazione da parte della Consob. Swisscom é titolare attualmente, in via indiretta, dell'82,082% delle azioni di Fastweb, che aveva rilevato sia con la prima offerta pubblica di acquisto nel maggio 2007, sia attraverso precedenti acquisti sul mercato. A partire da quando Swisscom ha acquisito la maggioranza del capitale sociale, Fastweb ha registrato una forte crescita e, in data 30 giugno 2010, vantava circa 1.693.800 clienti per servizi a banda larga. Nel 2009, Fastweb ha raggiunto un fatturato di 1.853 milioni di euro e un utile operativo (EBIT) di 138 milioni.
Swisscom «ravvisa una potenziale ulteriore crescita nel mercato italiano e crede nelle opportunità di sviluppo di Fastweb. Swisscom si concentrerà su entrambi i mercati chiave della Svizzera e dell'Italia. Considerando il dinamico andamento del mercato italiano, Swisscom intende assicurarsi, con questa operazione, maggiore flessibilità sul piano sia strategico sia operativo».
Quale corrispettivo dell'offerta, Swisscom corrisponderà un prezzo di acquisto di 18 euro in contanti per singola azione. In confronto al corso ufficiale del titolo di ieri si tratta di un premio di 4,63 euro, ossia del 34,6%. Per il finanziamento dell'Opa, Swisscom si avvarrà di fondi propri oppure delle linee di credito attualmente disponibili.
A prescindere dal successo di tale operazione, Swisscom sarà, comunque, in grado di corrispondere, nel 2011, un dividendo di ammontare almeno equivalente a quello pagato l'anno precedente. Swisscom manterrà, altresì, le disponibilità finanziarie necessarie ad altre eventuali operazioni. L'Opa rivolta ai rimanenti azionisti di Fastweb, indica il socio di maggioranza, non pregiudicherà l'identità di azienda italiana di Fastweb.
Standard & Poor's ha giudicato l'operazione «moderatamente positiva nel medio termine» e ha confermato il rating e l'outlook (A/Stabile) di Swisscom dopo l'annuncio dell'offerta sulle quote di minoranza di Fastweb. «L'acquisizione di tutte le azioni Fastweb non in suo possesso - spiega S&P - eliminerebbe la perdita di dividendi a favore degli azionisti di minoranza e il delisting programmato di Fastweb dovrebbe permettere a Swisscom di ottenere alcune riduzioni di costi».
In Borsa il titolo Fastewb è vicino al prezzo dell'opa e segna un rialzo del 33,38% a 17,91 euro a metà giornata dopo un minimo in apertura a 17,85 euro e un massimo a 18,07 euro e un prezzo di riferimento la vigilia di 13,43 euro.

Bond da 2 miliardi di dollari per Eni

Il cda dell'Eni, ha deliberato oggi l'emissione di uno o più prestiti obbligazionari, da emettersi in una o più tranche, da collocare presso investitori istituzionali entro il 9 settembre 2011 per un ammontare complessivo massimo di 2 miliardi di dollari americani. Le emissioni - si legge in un comunicato - perseguono l'obiettivo di un migliore equilibrio tra l'indebitamento a breve e a medio/lungo termine di Eni.

L'indebitamento della società di San Donato milanese ammonta a circa 35 miliardi di dollari di cui il 46% è costituito da obbligazioni. La prima scadenza importante per il rimborso dei titoli sarà nel 2013 quando andranno a maturazione bond per oltre due miliardi di dollari.

mercoledì 8 settembre 2010

Ipo, depositata domanda ammissione Italy1, prima "Spac" italiana

MILANO, 8 novembre (Reuters) - Italy1 Investment, la prima Spac (special purpose acquisition company) italiana, ha presentato in Borsa Italiana domanda di ammissione a quotazione delle azione ordinarie e di warrant associati.

Italy1, si legge in un comunicato, punta a quotarsi sul segmento del mercato telematico degli investment vehicles (Miv).

Un prospetto è stato depositato anche all'autorità lussemburghese di vigilanza dei mercati finanziari.

Banca Imi e JP Morgan Securities agiranno in qualità di joint global coordinator e joint bookrunner. Banca Imi opera anche in qualità di sponsor.

Il 31 agosto scorso, la newsletter Private Equity Online aveva riferito che Blm Partner, società di investimenti alternativi, aveva unito le forze con Vito Gamberale, numero uno di F2i, e Carlo Mammola, a capo di Argan Capital, per creare Italy1, indicando un target di raccolta di 200 milioni di euro.

Una Spac è una società di buyout quotata, che raccoglie capitali per una sola acquisizione. Le Spac hanno un periodo di vita limitato, 18-24 mesi, entro il quale sono tenute a firmare una lettera d'intenti finalizzata ad un investimento. In caso contrario, la Spac viene sciolta e agli azionisti viene rimborsato il capitale versato.

Dopo l'acquisizione, la società target, attraverso un reverse merger con il veicolo, si trova quotata in borsa.