La recessione sarà anche terminata ufficialmente l'anno scorso, come ha recitato ieri il National Bureau of Statistics. Peccato che sul mercato si registrino segnali non rassicuranti. Sia il Wall Street Journal che il New York Times hanno lanciato ieri un piccolo allarme. Il primo, del New York Times, riguarda il comparto bancario, che potrebbe registrare forti cali dei profitti nel corso del 2010, con conseguenze pesanti per l'occupazione. Il secondo, del Wsj, riguarda il mercato obbligazionario che potrebbe essere in odore di "bolla". In effetti il mercato dei titoli a reddito fisso, soprattutto quello dei junk bonds, si è allargato negli ultimi 12 mesi a fronte di una domanda crescente in cerca di rendimenti stabili. Un'inchiesta condotta dalla Covenant Review, rivela che il 57% delle nuove emissioni obbligazionarie offre minori garanzie. Fra queste: la garanzia che in caso di vendita della società il contante non possa essere trasferito prima di dare l'opportunità di riscattare il debito. Il diritto del detentore dell'obbligazione di rivendere l'emissione al 101% del valore nominale in caso di cessione societaria; l'obbligo da parte delle società emittenti a non usare il contante per pagare premi di produzione o bonus speciali agli executives. Perchè la preoccupazione ? Perchè questi esempi dimostrano un aumento del rischio per gli investitori. Se aggiungiamo che le emissioni per i primi nove mesi di quest'anno hanno toccato i 172 miliardi di dollari,record su base annua, e i prezzi di emissione sono ai livelli più elevati dal 2007 il rischio di tensione aumenta. Certo, il tasso di insolvenza per i junk bonds è caduto al 5,1% alla fine di agosto, contro il 13% dell'anno precedente e secondo Moody's potrebbe scendere al 3%. La percezione di minore rischio la si deduce anche dai tassi di interesse caricati sui bond: le aziende con rischio da tripla A pagano l'1,8% al di sopra dei rendimenti dei buoni del Tesoro americani, quelle di categoria junk o per definizione ad alto rendimento pagano il 6% al di sopra dei rendimenti del Tesoro, ma nel momento più difficile della crisi pagavano anche un premio del 20% sui rendimenti del Tesoro. E tuttavia la debolezza la si vede proprio dall'andamento dei titoli pubblici americani. I titoli del Tesoro USA a dieci anni hanno perso il 2,2% del loro valore nominale negli ultimi mesi mentre i trentennali hanno perso fino al 6,2%. Nel 2008 però avevano perso anche il 20%. Questo per dire che per ora gli elementi di crisi sono molto contenuti. La questione piuttosto diventa: quando è che questi movimenti diventano un segnale di allarme che dovrebbe incoraggiare una frenata antibolla ? Un calo di attività ci sarebbe già. Il NYT di ieri mattina ci da notizia di un indebolimento del settore finanziario a New York. C'è una stima di Meredith Withman, proprio lei la stessa che per prima anticipò il problema subprime e il suo impatto sulle banche. Stima che i profitti delle banche scenderanno complessivamente nel 2010 a 42 miliardi di dollari contro i 56 miliardi di dollari del 2009. Nel caso di Goldman Sachs il declino potrebbe anche essere del 35%, circa 7,8 miliardi di dollari di profitti contro i 12,1 dell'anno scorso. La conseguenza ? Naturale, come succede sul mercato: si pagheranno bonus molto più bassi. Ma si procederà con una nuova ondata di licenziamenti: la stima, solo a New York è fra i 40 e gli 80 mila nuovi disoccupati.
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