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giovedì 11 febbraio 2010

Moltiplicatore monetario

Da http://it.wikipedia.org/wiki/Moltiplicatore_monetario


Il moltiplicatore monetario è il rapporto tra l'offerta di moneta e la base monetaria esistenti in un determinato momento nel sistema economico.
L'offerta di moneta, intesa come quantità di moneta esistente in un determinato momento nel sistema economico, è pari alla moneta legale in circolazione (il circolante), detenuta dal pubblico e dalle banche, più i depositi del pubblico presso le banche, mentre la base monetaria è pari al circolante più le riserve depositate dalle banche presso la banca centrale, obbligatoriamente a fronte dei depositi raccolti (riserve obbligatorie) o in eccedenza rispetto a tale obbligo (questi depositi in eccedenza costituiscono le riserve libere delle banche unitamente alla cosiddetta cassa contante, ossia al circolante da esse detenuto). Va precisato che l'offerta di moneta può essere diversamente definita, in relazione alle attività che ne sono incluse: in particolare, secondo che si prendano in considerazione i soli depositi in conto corrente, trasferibili a vista, oppure tutti i depositi bancari, si avranno diversi aggregati monetari, l'uno noto come M1, l'altro come M2.
Determinanti del moltiplicatore monetario
In termini matematici, l'offerta di moneta può essere espressa come M = CU + D, dove CU è il circolante e D i depositi, mentre la base monetaria può essere espressa come H = CU + RE, dove RE è il totale delle riserve depositate dalle banche presso la banca centrale. Ne segue che il moltiplicatore monetario può essere espresso come
mm= M/H = (CU+D)/(CU+RE)
Dividendo numeratore e denominatore dell'ultima frazione per D si ottiene
mm=(1+cu)/(cu+re)

dove cu= CU/D e re= RE/D. I due quozienti sono sempre minori di 1, sicché il moltiplicatore monetario è sempre maggiore di 1. Derivando la suddetta funzione rispetto ai due quozienti si vede, inoltre, che il moltiplicatore è inversamente correlato ad entrambi.

re rappresenta la quota di depositi che le banche non impiegano concedendo prestiti alla clientela o acquistando titoli e tengono come riserva obbligatoria o libera; può essere così scomposto: re = reO + reL

reO: rappresenta il coefficiente di riserva obbligatoria, ossia la quota di depositi che le banche sono tenute a depositare presso la banca centrale, ed è fissato dalle autorità monetarie.

reL: rappresenta, invece, la quota di depositi che le banche tengono come riserve in eccedenza a quelle obbligatorie ed è:
  • inversamente correlato al costo opportunità per le banche di tenere tale liquidità senza impiegarla in prestiti o titoli, costo che è rappresentato dal tasso d'interesse su tali impieghi (se la banca è libera di scegliere tra prestiti e titoli, i relativi tassi tendono a coincidere, a parità di rischio; se, invece, le autorità monetarie pongono dei limiti all'impiego in prestiti, ad esempio un massimale o l'obbligo di impiegare una quota dei depositi in titoli, i tassi su questi ultimi tenderanno ad essere più elevati);
  • direttamente correlato al costo che le banche dovrebbero affrontare nel caso di trovassero in carenza di liquidità e dovessero farsela prestare da altre banche o dalla banca centrale; il costo del ricorso alle altre banche è rappresentato dal tasso sul mercato interbancario (soprattutto overnight), mentre il costo del ricorso alla banca centrale è rappresentato dal tasso ufficiale di sconto.

cu, il rapporto tra la liquidità detenuta dal pubblico e i suoi depositi bancari, dipende dai costi di intermediazione bancaria, vale a dire dai costi (non solo monetari, anche, ad esempio, il dispendio di tempo) per prelevare la liquidità dalle banche: più sono alti, maggiore sarà la propensione a tenere scorte di liquidità; è ragionevole ipotizzare che tali costi siano andati riducendosi con l'evoluzione tecnologica (si pensi al bancomat o all'home banking). Si ritiene anche che il rapporto presenti una certa stagionalità, aumentando nei periodi dell'anno in cui vi è una maggiore concentrazione di pagamenti (si pensi al periodo natalizio), e che sia inversamente correlato al costo opportunità di detenere liquidità non investita, rappresentato dal tasso di rendimento dei titoli e dal tasso d'inflazione.


Nell'ipotesi, puramente teorica, che il pubblico depositi tutta la moneta presso le banche e queste impieghino interamente le somme così raccolte per effettuare prestiti o acquistare titoli, tolto solo il necessario per costituire le riserve obbligatorie, si avrebbe cu = 0 e reL = 0, ossia re = reO, sicché il moltiplicatore diverrebbe

mm = 1/reO


vale a dire l'inverso del coefficiente di riserva obbligatoria. Per quanto detto sopra, il valore effettivo del moltiplicatore sarà tanto più vicino a tale massimo teorico, quanto più alti i tassi d'interesse sui prestiti e sui titoli.


Processo di moltiplicazione

In tutte le economie il moltiplicatore monetario ha un valore superiore a 1, il che vuol dire che l'offerta di moneta è maggiore della base monetaria o, in altri termini, che l'offerta moneta, oltre che dalla base monetaria, creata dalla banca centrale, è costituita dalla cosiddetta moneta bancaria, creata dalle banche raccogliendo depositi e concedendo prestiti o acquistando titoli (prestiti e titoli che, nel loro complesso, costituiscono il credito bancario).
L'effetto moltiplicativo trova la sua spiegazione nel processo circolare che si innesca tra banche e loro clienti: questi ultimi depositano la liquidità in eccesso, rispetto a quella che desiderano detenere, presso le banche, le quali, a loro volta, la ridistribuiscono al pubblico sotto forma di prestiti o acquisto di titoli; il pubblico, però, trattiene solo una parte della liquidità così ricevuta, depositando nuovamente il resto presso le banche, sicché il processo continua a ripetersi, creando ad ogni passaggio nuovi depositi che, andandosi a sommare a quelli già esistenti, aumentano l'offerta complessiva di moneta. Va notato che la nuova moneta non viene creata dalla singola banca, che si limita a raccogliere despositi ed a concedere prestiti o acquistare titoli, ma dal sistema bancario nel suo complesso.
Il tutto può essere illustrato con un semplice esempio numerico: poniamo che il pubblico riceva moneta per 1.000 euro, ne trattenga il 10% e depositi il resto presso le banche; queste avranno, quindi, 900 euro di depositi in più, dei quali una parte, poniamo il 20%, terranno come riserva e il resto, 720 euro, impiegheranno concedendo prestiti; il pubblico, ricevuti questi 720 euro, ne tratterrà il 10% e depositerà il resto presso le banche, che vedranno quindi i loro depositi aumentare di ulteriori 648 euro, i quali, andandosi a sommare ai precedenti 720 euro, porteranno l'aumento complessivo a 1.368 euro, che sommato ai 1.000 euro di incremento iniziale della base monetaria determina un aumento complessivo della quantità di moneta pari a 2.368 euro; ciò vuol dire che, dopo un solo ciclo, 1.000 euro di incremento della base monetaria hanno già generato un aumento più che doppio dell'offerta di moneta e, poiché il processo si ripete più volte, ad ogni ciclo successivo si avrà un ulteriore aumento dei depositi e, quindi, dell'offerta di moneta (seppur via via decrescente).


Moltiplicatore dei depositi e del credito

Come si è visto, il processo di moltiplicazione della moneta trova la sua origine nella moltiplicazione dei depositi; in effetti, con passaggi analoghi a quelli sopra illustrati, si può ricavare il moltiplicatore dei depositi:

md= D/H = D/(CU+RE) = 1 / (cu+re)


Inoltre, se si considera che il credito bancario è pari ai depositi presso le banche meno le riserve da esse trattenute (D − RE) si può ricavare il moltiplicatore del credito:

mc = (D-RE)/H = (D-RE)/(CU+RE)= (1-re) / (cu+re)


Dalle espressioni dei tre moltiplicatori si desume che:


mc è minore di md che a sua volta è minore di mm

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