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lunedì 4 ottobre 2010

Rischio contagio: Euribor in tensione


L’Irlanda sta male ma non infetta. O per lo meno questo è quanto scrive il Sole 24 Ore in un articolo che mi ha segnalato un amico lettore stamattina.

Il conto per i contribuenti si aggira sui 50 miliardi, quasi un terzo del Pil. Ciò porterebbe il disavanzo di fine anno al 32% del Pil e il al 100%. Questi dati sono certamente allarmanti, ma non è detto che l’Irlanda sia costretta a richiedere aiuti esterni. L’impennata del disavanzo dipende da una partita di bilancio e rappresenta in gran parte una spesa una tantum, e il governo non avrà bisogno di tornare sui mercati fino alla primavera del 2011.
Il piano fiscale prevede un disavanzo del 3% già al 2014. Non vi è dubbio, però, che l’Irlanda sarà costretta a un maggiore sforzo di consolidamento fiscale, contribuendo a un aumento del risparmio aggregato nell’Eurozona. La fase post-crisi nel nostro continente si caratterizza sempre di più come una fase di rigore nei conti pubblici.

Notizie che vogliono per certi sensi tranquillizzare in un ambiente comunque molto complesso ed intricato.
Il governo offre garanzie, il mercato sembra fidarsi. Ma trovo fuori luogo non iniziare a prendere in considerazione il “rischio contagio”. Ma non parlo sono del rischio contagio sugli stati e sui soliti , i quali CDS di oggi comunque restano sempre a livelli preoccupanti ma non in peggioramento.
Ciò che temo è un effetto contagio sul settore bancario.
Ma attenzione, non sto volgendo lo sguardo ai Credit Default swap delle banche, bensì al tasso interbancario. Ricordate nel periodo di crisi di Lehman Brothers? L’ era schizzato a livelli drammatici.
Oggi siamo ancora molto lontani da quei livelli,però qualcosa si sta muovendo.
Credo che il grafico, quanto mai eloquente, illustri uno scenario che al momento non è certo rivoluzionario, ma inizia a mutare.
Se sale la tensione a livello bancario, il mercato non potrà certo rimanerne immune…
Occhio, quindi , all’.

Poi ovviamente, non dimentichiamo il sempre più esorbitante che si stanno accollando i vari stati. Un fardello che ci viene caricato sulla schiena, e che comporterà per forza di cose inasprimenti fiscali e tagli nel tempo per il sostegno pubblico. Austerity che non farà che frenare una già debole economia. Ma non preoccupiamoci. In fondo ormai saimo fuori dalla crisi…

Articolo apparso su Intermarket & More.

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