La maggior parte dei prodotti alimentari industriali, infatti, contiene uno o più additivi naturali o artificiali. Queste sostanze vengono aggiunte per ragioni tecniche o commerciali e non hanno alcun valore nutritivo. Gli additivi possono essere utilizzati allo scopo di rendere l'alimento più colorato, di mantenere l'aspetto e la consistenza originari fino al momento del consumo, di prolungare la durata di conservazione e, spesso, anche di mascherare l'assenza di alcuni ingredienti di valore o l'uso di materie prime di qualità scadente.
In questa sezione sugli additivi alimentari descriviamo le diverse categorie e la loro funzione, approfondiamo gli aspetti legislativi che
Per sapere cosa sono e quando è meglio evitarli consultate la nostra banca dati online , in cui sono presenti tutti gli additivi autorizzati.
Coloranti
(da E 100 a E 180)
Conservanti
(soprattutto gli additivi con il codice da E 200 a E 285)
Antiossidanti e acidificanti
(soprattutto gli additivi con il codice da E 300 a E 385)
Emulsionanti e addensanti
(soprattutto gli additivi con il codice da E 400 a E 495)
Esempi: alginati, difosfati, trifosfati e polifosfati, pectine, gomma di guar, farina di semi di carrube, mono e di gliceridi degli acidi grassi.
Esaltatori di sapidità
(da E 620 a E 640)
Esempio: glutammato, inosinato, guanilato.
Edulcoranti artificiali
da E 950 a E 967, E 420, E 421
L'utilizzo di additivi è regolato dal Regolamento CE N° 1333/2008, che stabilisce i criteri generali di utilizzo degli additivi ed a breve verrà completato con gli elenchi comunitari degli additivi autorizzati. Ma sono solo bei principi. Anche se considerati innocui, gli additivi non dovrebbero essere utilizzati se non nei casi in cui sono veramente indispensabili.
Lista degli additivi autorizzati
Sono ammessi solo gli additivi inseriti negli elenchi comunitari e, quando è il caso, unicamente per gli alimenti indicati e nelle dosi massime fissate. Gli additivi sono suddivisi in famiglie e in funzione del ruolo che hanno, a ognuno è attribuito un codice, in vigore in tutti i paesi dell'Unione europea, generalmente composto dalla lettera E (per Europa) seguita da 3 o 4 cifre.
Criteri beffati
Ma nella pratica, il legislatore è il primo a beffare i criteri generali.
Esempi:
- nessuna ragione tecnica giustifica l'utilizzo dei coloranti;
- molti additivi, come i coloranti, spesso gli addensanti e gli esaltatori di sapidità, sono utilizzati allo scopo di camuffare la quantità o la qualità reale degli ingredienti;
- la legge autorizza più additivi del necessario, se è vero che, come provano i nostri test, alcuni di essi non sono mai utilizzati. A questo proposito, l'Unione europea ha, molto spesso, un ruolo negativo. In effetti, le direttive europee in materia sono quasi sempre più tolleranti delle disposizioni legali della maggior parte dei diversi Stati membri.
Solo se indispensabili
A nostro avviso gli additivi dovrebbero essere autorizzati solo quando sono indispensabili e il loro utilizzo, teoricamente limitato, dovrebbe essere controllato più rigorosamente.
Abbiamo sempre sostenuto la politica del minor rischio, ma non significa che siamo, per principio, contrari all'utilizzo degli additivi nell'alimentazione. Crediamo, però, che questo debba essere soggetto a precise condizioni:
- gli additivi non possono comportare rischi per la salute del consumatore. Le autorizzazioni devono considerare che alcuni additivi presentano frequenti rischi di reazioni allergiche e devono inoltre essere oggetto di aggiornamenti regolari in funzione delle nuove conoscenze;
- gli additivi devono essere tecnicamente indispensabili e possono essere autorizzati solamente se non esistono altre soluzioni ragionevoli;
- non possono servire a ingannare il consumatore sulla quantità e qualità degli ingredienti. I coloranti, per esempio, dovrebbero essere proibiti se utilizzati per simulare la presenza di ingredienti nobili (per esempio, la frutta nello yogurt) o per correggere l'aspetto esteriore del prodotto. Per alcuni conservanti (es: nitrati/nitriti, anidride solforosa, acido sorbico) i livelli consentiti dalla legge sono troppo elevati: il problema non risiede solo nei rischi sulla salute derivanti da consumi eccessivi, ma il punto fondamentale è che potrebbero mascherare una qualità igienica scadente. Bisogna tenere presente che i conservanti sono impiegati per mantenere entro un certo livello la presenza di microrganismi, non per ridurre il loro numero: ecco perché è fondamentale utilizzare materie prime di qualità e seguire le più scrupolose norme igieniche in tutte le fasi di produzione;
- l'utilizzo in uno stesso prodotto di tanti additivi dello stesso tipo (per esempio, due coloranti o due conservanti) dovrebbe essere vietato;
- nella definizione dei limiti massimi di utilizzo bisognerebbe tener conto della dose giornaliera accettabile nei bambini (e non solo di quella degli adulti) e dei possibili effetti derivati dalla interazione di diversi additivi.
La maggior parte di queste condizioni figura nella legge sotto forma di criteri generali, ma le prescrizioni dettagliate non le rispettano. L'indicazione sia del nome dell'additivo, sia della sua sigla dovrebbe essere presente in etichetta per una corretta informazione del consumatore.
Che cosa potete fare?
- Leggete le etichette e scegliete sistematicamente i prodotti che contengono meno additivi. Farete, in questo modo, capire ai produttori che scegliete, prima di tutto, prodotti di qualità e che non presentano rischi per la salute.
- Evitate i prodotti con un colore troppo appariscente, che rivela chiaramente la presenza di coloranti.
- Imparate ad apprezzare gli alimenti semplici e possibilmente non pronti, poiché la maggior parte di questi ultimi contiene molti additivi, tra cui glutammati e conservanti. Consumando molti prodotti pronti assumerete sicuramente dosi massicce di additivi. Inoltre, alcuni conservanti, tra cui soprattutto l'acido sorbico, sono consentiti in un numero decisamente troppo elevato di prodotti alimentari: ne deriva che i livelli d'assunzione tollerati giornalmente, solo per quel conservante, sono facilmente superabili anche con una dieta varia.
Quando un prodotto contiene additivi, l’etichetta deve riportare:
- la categoria (conservanti, acidificanti, antiossidanti...);
- il nome dell’additivo (acido sorbico, lecitina, cera d’api...) o il codice europeo (E 220, E 322, E 901...). Il nome dell'additivo e il codice possono essere tra parentesi o preceduti dai due punti.
Gli ingredienti e gli additivi sono elencati, in ordine decrescente, in funzione della quantità contenuta nel prodotto.
Ecco qui di seguito due esempi di etichette: come leggerle e come scoprire la presenza di additivi.
Etichetta di una confezione di arachidi confettate al cioccolato
Questo sacchetto di arachidi confettate al cioccolato rappresenta un vero e proprio cocktail di additivi: contiene 7 coloranti (tutti artificiali tranne E 171), oltre a 1 emulsionante, 1 gelificante e 1 agente di rivestimento.
I coloranti servono solo per migliorare l’aspetto estetico del prodotto e, inoltre, alcuni di essi sono responsabili di reazioni allergiche. In questo prodotto notiamo la presenza del colorante E 171 (biossido di titanio), la cui innocuità dal punto di vista cancerogenico non è ancora stata stabilita.
Il produttore ha scelto di utilizzare, solo per i coloranti, il codice europeo (E 104: giallo di chinolina; E 122: giallo arancio S...), mentre gli altri additivi sono indicati con il loro nome (lecitine, gomma arabica, cera carnauba).
Etichetta di una confezione di chewing gum alla frutta 
Questo chewing gum alla frutta contiene ben 15 additivi, di cui 8 edulcoranti, sostanze che dovrebbero essere utilizzate solo da chi non può mangiare zuccheri (per esempio i diabetici o chi deve ridurre il consumo di zuccheri in generale).
Il produttore indica la categoria dell’additivo (edulcoranti, acidificante, stabilizzante...) seguita in alcuni casi dal nome dell’additivo (sorbitolo, isomalto, acido citrico...), in altri dal codice europeo (E 171, E 129), il che, pur essendo ammesso dalla legge, non è molto chiaro per consumatore. Notiamo la presenza dell’antiossidante E 320 (BHA: butilidrossianisolo), sospettato di essere cancerogeno.
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