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martedì 30 novembre 2010

ASSET ALLOCATION ITALIA - Sondaggio Reuters Lipper novembre 2010

* Sette gestori su otto sovrappesano equity

* Leggero aumento cautela su Wall Street

* Materie prime si confermano settore preferito

di Maria Pia Quaglia

MILANO, 30 novembre (Reuters) - Aumenta ancora l'esposizione al rischio nei portafogli di novembre, un mese che si è aperto con la seconda puntata di "quantitive easing" della Federal Reserve e che ha visto precipitare la crisi debitoria irlandese fino al salvataggio targato Ue/Fmi concordato domenica 28 con le autorità di Dublino.

L'ultimo sondaggio Reuters Lipper, cui hanno partecipato otto primari asset manager attivi in Italia, evidenzia infatti un ulteriore rafforzamento della media dell'azionario in portafoglio (al 51,8% dal 50,6% e al 51% di mediana), a scapito dei bond (scesi in media al 40,75% dal 41,6% e al 40% di mediana).

L'indagine non riflette ancora tutto l'aumento di tensione legato al rischio sovrano irlandese e ai timori di contagioche hanno reso nuovamente forte avversione al rischio e aumento della volatilità. "Stiamo cercando di valutare quello che si sta evolvendo in Ue con la crisi irlandese e l'eventuale effetto contagio", ha detto Marco Bonifacio, gestore di Zenit sgr.

All'indomani del salvataggio irlandese, l'indice di volatilità VDAX toccava i massimi di tre mesi, riprova che le misure a favore di Dublino non hanno mitigato la paura di un effetto domino per gli altri paesi ad alto debito.

Ma Sergio Bertoncini, strategist di Amundi, osserva: "è vero che sulla parte azionaria la volatilità implicita resta inferiore rispetto ad aprile e maggio perchè adesso abbiamo gli strumenti per far fronte a problemi" rispetto all'escalation della crisi greca della primavera scorsa.

Sul fronte macro, l'economia ha continuato a dare nuove conferme di miglioramento e gli investitori sembrano essersi gettati definitivamente alle spalle lo spettro di un doppio minimo di recessione.

"Negli Stati Uniti i dati economici sono stati migliori delle attese", prosegue lo strategist di Amundi. "La Fed ha immesso liquidità in una fase in cui l'economia si sta riprendendo dal rallentamento visto l'estate scorsa".

PREFERITE BORSE EUROPA, ASIA E AMERICA LATINA

Nell'indagine di novembre sovrappesano l'equity tutti i partecipanti eccetto uno e le piazze azionarie preferite si confermano quelle dell'area euro e dell'America Latina con un incremento del numero di gestori in sovrappeso sull'Asia-Pacifico. Parallelamente si assiste ad un ridimensionamento, pur di modesta entità, su Wall Street: scendono a tre da quattro gli investitori in overweight sui listini newyorchesi e anche l'allocazione aggregata registra una riduzione media a 15,4% da 16,3% e a 16,5% da 17,5% in mediana.

In direzione opposta Amundi che, rispetto a ottobre, ha incrementato leggermente l'esposizione all'azionario, aumentando proprio la parte Usa.

"L'equity statunitense è meno esposto alla volatilità e ai rischi sovrani Ue", fa notare lo strategist. "L'anno prossimo ci saranno strette di budget in tutti i paesi Ue, anche in Germania, e quindi la crescita frenerà e anche per questo preferiamo le borse emergenti e Wall Street", ha aggiunto, ricordando che le valutazioni restano interessanti e che la stagione delle trimestrali ha evidenziato buoni risultati su entrambe le sponde dell'Atlantico.

CORPORATE ANCORA IN OVERWEIGHT, PIU' CAUTELA SU SOVRANI UE

Nessuna novità, rispetto al mese scorso, sul fronte degli investimenti in reddito fisso se non una maggiore cautela sul debito dell'Eurozona: salgono infatti a tre da due i gestori che sottopesano i titoli di stato Ue, un movimento che trova conferma nell'allocazione aggregata, scesa in media al 32,75% dal 34,25% e al 34,5% dal 35% in base alla mediana.

La stragrande maggioranza dei partecipanti continua a sottopesare treasuries e gilts, mentre metà del campione conferma il sovrappeso sui corporate. Fra questi, figura Amundi.

"In molti casi i corporate dei paesi periferici hanno fatto meglio di governativi periferici e penso in particolare alla Spagna", ha detto Bertoncini.

Zenit, invece, sta ripensando l'investimento in emissioni societarie.

"Stiammo riducendo il sovrappeso sui corporate perchè gli spread si sono ridotti", ha detto Bonifacio. Alla caccia di rendimento, Zenit sgr si sta spostando "su corporate tipo tripla B, nella parte low end dell'investment grade"; inoltre "abbiamo iniziato a guardare negli ultimi mesi, e a introdurre selettivamente, posizioni sugli emergenti soprattutto attraverso fondi per la solidità delle finanze pubbliche di questi paesi".

Confermata anche l'allocazione settoriale, con una predilezione per le materie prime e, in seconda battuta, industriali, servizi ciclici e IT. Bancari e immobiliari restano i settori più sottopesati.

"Ci piacciono i settori industriali e dei beni di investimento, i ciclici Ue esposti ai consumi emergenti, ma si tratta più del risultato della selezione di singoli titoli che di scelte settoriali vere e proprie", ha detto Bertoncini.

Zenit conferma, fino a fine anno, il favore per beni di consumo e industriali, entrambi legati al ciclo, mentre negli Usa la preferenza va ai tecnologici.

"Rispetto alle risposte del questionario, ultimamente abbiamo ridotto qualche cosa in Europa sui finanziari - dove eravamo già in sottopeso - e abbiamo venduto selettivamente qualche titolo che ha corso di più fra i ciclici in un'ottica di presa di profitto", spiega Bonifacio.

La versione integrale di questa e altre ricerche sul sito www.lipperweb.com

giovedì 18 novembre 2010

SOPAF verso firma accordo con banche su debito, titolo vola



MILANO, 18 novembre (Reuters) - Sopaf (SPFI.MI: Quotazione) conferma in una nota che il Cda odierno affronterà il tema del debito e che gli accordi con le banche saranno oggetto di successiva firma.

Il titolo a Piazza Affari reagisce con un balzo e intorno alle 9,50 mette a segno un progresso del 9,66% a 0,0965 euro.

"Con riferimento all'articolo comparso sul quotidiano Il Sole 24 Ore di oggi dal titolo 'Tra Sopaf e le banche accordo fatto sul debito', Sopaf conferma che i contenuti dello stesso riflettono, seppure in modo incompleto, gli argomenti che saranno vagliati nella riunione del consiglio di amministrazione che si terrà in data odierna e che i menzionati accordi con il ceto bancario saranno oggetto di successiva firma da parte degli istituti di credito", dice il comunicato.

Il quotidiano oggi scrive che Sopaf e le banche creditrici sarebbero a un passo dal firmare l'accordo quadro sul riscadenziamento del debito della finanziaria. Dopo aver trovato un accordo di massima diverse settimane fa, in questi ultimi giorni sarebbero stati messi a punto i dettagli dell'intesa.

I termini, prosegue il giornale, prevedono un riassetto all'interno di un piano triennale in due mosse: il riscadenziamento di 75 milioni di debito e la cessione di asset non strategici per un valore più o meno pari al debito da rimodulare.

"Seguirà tempestivamente un comunicato stampa relativo alle delibere assunte dal consiglio e alla conclusione degli accordi", conclude la nota.

Coin, settore ci interessa ma ancora nessuna decisione -Borletti



MILANO, 18 novembre (Reuters) - Il gruppo Borletti guarda con interesse a Coin (GCN.MI: Quotazione) ma non ha ancora preso una decisione al riguardo, in quanto sta studiando altre opportunità e deve scegliere quali portare avanti.

Lo dice in una dichiarazione via email a Reuters Maurizio Borletti.

"Coin è certamente in un settore che a noi interessa. E' una success story con un management solido che è stato capace di gestire prima il proprio turnaround e in seguito eseguire molto bene l'integrazione con Upim dopo la fusione", afferma Borletti, ricordando che "attraverso la fusione di Upim siamo anche indirettamente già azionisti di Gruppo Coin".

Ci sono quindi, aggiunge l'imprenditore la cui famiglia è tra l'altro tra i soci di Rinascente, "le premesse per un nostro interesse anche se non abbiamo ancora preso una decisione definitiva in tal senso. Stiamo in effetti studiando altre opportunità e dobbiamo decidere quali perseguire".

Lo scorso dicembre Coin ha raggiunto un accordo con gli azionisti di Rinascente per l'acquisizione del 100% della catena di grande distribuzione Upim che prevedeva l'assegnazione agli azionisti di Upim di una partecipazione nel capitale di Coin.

Ieri Financière Tintoretto ha deliberato di dare avvio a un processo volto all'eventuale dismissione della propria partecipazione in Coin, prevedendo che la selezione dell'acquirente possa avvenire entro il primo trimestre del 2011.

Attualmente, la quota di controllo di Coin fa capo a Pai Partners ed è riunita nella holding Financière Tintoretto, in cui hanno una partecipazione di minoranza anche esponenti della famiglia Coin.

Nelle settimane scorse, secondo quanto riferito da diverse fonti e in alcuni casi dagli stessi interessati, si sono fatti avanti per Coin diversi operatori di private equity, fra i quali Apax, Carlyle, Clessidra, Cinven e la coppia Investindustrial-Tpg.

mercoledì 17 novembre 2010

BCE: bollettino economico di Novembre. Editoriale

Based on its regular economic and monetary analyses, the Governing Council continues to view the current key ECB interest rates as appropriate. It therefore decided to leave them unchanged. Taking into account all the new information and analyses which have become available since its meeting on 7 October 2010, the Governing Council continues to expect
price developments to remain moderate over the policy-relevant medium-term horizon. Recent economic data are consistent with the Governing Council’s assessment that the underlying momentum of the recovery remains positive.
At the same time, uncertainty is prevailing. The monetary analysis confirms that inflationary pressures over the medium term remain contained. The Governing Council expects price stability to be maintained over the medium term, thereby supporting the purchasing power of euro area households. Inflation expectations remain firmly anchored in line with the aim of keeping inflation rates below, but close to, 2% over the medium term. The firm anchoring of inflation expectations remains of the essence.
Overall, the current monetary policy stance remains accommodative. The stance, the provision of liquidity and the allotment modes will be adjusted as appropriate, taking into account the fact that all the non-standard measures taken during the period of acute financial market tensions are fully consistent with the ECB’s mandate and, by construction, temporary in nature. Accordingly, the Governing Council will continue to monitor all developments over the period ahead very closely.
Turning to the economic analysis, recent data releases and survey evidence generally confirm that the positive underlying momentum of the economic recovery in the euro area remains in place. In line with previous expectations, this implies ongoing real GDP growth in the second half of this year. The global recovery is expected to proceed, and this should imply a continued positive impact on the demand for euro area exports. At the same time, private sector
domestic demand should contribute to growth, supported by the accommodative monetary policy stance and the measures adopted to restore the functioning of the financial system.
However, the recovery in activity is expected to be dampened by the process of balance sheet adjustment in various sectors.
In the Governing Council’s assessment, the risks to this economic outlook are still slightly tilted to the downside, with uncertainty prevailing. On the one hand, global trade may continue to grow more rapidly than expected, thereby supporting euro area exports. On the other hand, some concerns remain relating to the re-emergence of tensions in financial markets. In addition, downside risks relate to renewed increases in oil and other commodity prices, protectionist pressures, and the possibility of a disorderly correction of global imbalances.
With regard to price developments, as anticipated, euro area annual HICP inflation rose to 1.9% in October, according to Eurostat’s flash estimate, compared with 1.8% in September. In the next few months HICP inflation rates will hover around current levels before moderating again in the course of next year. Overall, in 2011 inflation rates should remain moderate.
Inflation expectations over the medium to longer term continue to be fi rmly anchored in line with the Governing Council’s aim of keeping inflation rates below, but close to, 2% over the medium term.
Risks to the outlook for price developments are slightly tilted to the upside. They relate, in particular, to the evolution of energy and non-oil commodity prices. Furthermore, increases in
indirect taxation and administered prices may be greater than currently expected, owing to the need for fiscal consolidation in the coming years. At the same time, risks to domestic price and cost developments are still expected to be contained.
Turning to the monetary analysis, the annual growth rate of M3 was broadly unchanged, at 1.0% in September 2010, after 1.1% in August. The annual growth rate of loans to the private sector, at 1.2%, remained unchanged from August. Looking beyond developments in individual months, broad money and loan growth remains low and continues to support the assessment that the underlying pace of monetary expansion is moderate and that inflationary pressures over the medium term are contained.
The annual growth rate of M1 has continued to moderate, standing at 5.9% in September 2010, while the annual growth rate of other short-term deposits has become less negative. This reflects the widening spread between interest rates paid on short-term time deposits and those paid on overnight deposits.
The annual growth rate of bank loans to the private sector is increasingly supported by the flow of loans to non-financial corporations.
The annual growth rate of these loans is still slightly negative, but developments in recent months suggest that a turning point was reached earlier in 2010. This would be consistent with the lagged response of loan developments to economic activity over the business cycle that was also observed in past cycles. The annual growth rate of loans to households stood at 2.8% in September and thereby remained at levels seen in previous months.
Banks have continued to gradually increase the weight of credit to the private sector in the overall size of their balance sheets, but the challenge remains to expand the availability of such credit when demand picks up further.
Where necessary, to address this challenge, banks should retain earnings, turn to the market to strengthen further their capital bases or take full advantage of government support measures for recapitalisation.
To sum up, the current key ECB interest rates remain appropriate. The Governing Council therefore decided to leave them unchanged.
Taking into account all the new information and analyses which have become available since its meeting on 7 October 2010, the Governing Council continues to expect price developments to remain moderate over the policy-relevant medium-term horizon. Recent economic data are consistent with the Governing Council’s assessment that the underlying momentum of the recovery remains positive. At the same time, uncertainty is prevailing. A cross-check of the outcome of the economic analysis with that of the monetary analysis confirms that infl ationary pressures over the medium term remain contained. The Governing Council expects price stability to be maintained over the medium term, thereby supporting the purchasing power of euro area households. Inflation expectations remain firmly anchored in line with the aim of keeping inflation rates below, but close to, 2% over the medium term. The firm anchoring of inflation expectations remains of the essence.
Turning to fiscal policies, there is a clear need to strengthen public confidence in the capacity of governments to return to sustainable public finances, reduce risk premia in interest rates and thus support sustainable growth over the medium term. To this end, it is essential that countries pursue credible multi-year consolidation plans and fully implement the planned consolidation measures. In their 2011 budgets, they need to specify credible fiscal adjustment measures, focusing on the expenditure side. Any positive fiscal developments that may emerge, reflecting factors such as a more favourable than expected environment, should be exploited to make faster progress with fiscal consolidation.
The urgent implementation of far-reaching structural reforms is essential to enhance the prospects for higher sustainable growth.
Major reforms are particularly necessary in those countries that have experienced a loss of competitiveness in the past or that are suffering from high fiscal and external deficits. The removal of labour market rigidities and the strengthening of productivity growth would further support the adjustment process of these economies. Increasing product market competition, particularly in the services sectors, would also facilitate the restructuring of the economy and encourage innovation and the adoption of new technologies.
At their meeting on 28-29 October 2010 the Heads of State and Government of the European Union agreed on the reform of the EU’s economic governance. The proposals put forward by President Van Rompuy represent a strengthening of the existing framework for fiscal and macroeconomic surveillance in the EU. However, the Governing Council considers that they do not go as far as the quantum leap in the economic governance of Monetary Union that it has been calling for.
In particular, the Governing Council is concerned that there would be insufficient automaticity in
the implementation of fiscal surveillance, that there is no specification of the rule to reduce the government debt ratio, and that financial sanctions have not been explicitly retained under the macroeconomic surveillance procedure.
With regard to the macroeconomic surveillance procedure in particular, the new system of mutual surveillance would need to concentrate firmly on euro area countries experiencing sustained losses of competitiveness and large current account deficits. It should be determined by transparent and effective trigger mechanisms. It would be essential that the assessments of macroeconomic imbalances and recommendations for corrective action be given broad publicity at all stages of the surveillance process.
The public and the markets can be confident that the Governing Council remains firmly committed to delivering on its mandate of maintaining price stability over the medium term.

CRISI IRLANDA E EUROPA: UN MONDO DI OVVIETA'


(...)

Mentre cresce leggermente in maniera impercettibile la fiducia dei costruttori in America dopo essere stata rivista al ribasso dalla lettura precedente ecco la prima conferma a quello che vi avevo preannunciato alcuni giorni fa ovvero che il mercato immobiliare la prossima settimana annuncerà l'ennesimo collasso di questa autentica depressione.

Nel sud della California, ovvero Los Angeles, Riverside, San Diego, Ventura, San Bernardino e Orange, le vendite di abitazioni sono collassate di un 7,4 % dal mese precedente portando ad un ulteriore discesa del 24,3 % dall'ottobre dello scorso anno e meno male che il mercato si è ripreso grazie agli stimoli fiscali. Le vendite nella misura del 34,7 % riguardano abitazioni pignorate.

Il calo del 25 % annuo nelle vendite è generalizzato, il che significa un'ulteriore pressione al ribasso sui prezzi delle abitazioni nei prossimi mesi e nel prossimo anno come testimoniano le recenti dichiarazioni di alcuni costruttori che si aspettano una ricaduta, una double dip immobiliare il prossimo anno.

(...)

Da Icebergfinanza.

La crisi del debito irlandese colpisce le banche italiane

Male in Borsa gli istituti che hanno investito nei titoli di Stato per gonfiare gli utili in tempo di crisi

L’Irlanda sull’orlo del crack. La Grecia, scampata di poco alla bancarotta, che non risce a rimettere ordine nei suoi conti. Mentre il Portogallo è costretto a lanciare l’allarme sul suo bilancio pubblico. Insomma, è notte fonda sull’Euro e sull’Europa. E certo non aiutano a smorzare la tensione le parole pronunciate ieri dal presidente Ue, Herman Van Rompuy. “I problemi di bilancio di alcuni Paesi potrebbero mettere a rischio la stessa sopravvivenza dell’euro”, ha dichiarato van Rompuy alla vigilia dell’importantissimo vertice Ecofin, la riunione dei ministri delle Finanze dei 27 Paesi membri, in programma oggi. Il problema è quello bilancio pubblico irlandese, a rischio default soprattutto a causa dei conti dissestati delle sue principali banche.

A questo punto l’ipotesi in discussione è quella di un’iniezione di liquidità a favore del governo di Dublino gestita dalla Ue. Obiettivo finale: far fronte a una ricapitalizzazione degli istituti di credito in difficoltà. I tedeschi però frenano, mentre i politici irlandesi tentano di sottrarsi alle misure di austerità che sarebbero imposte da Bruxelles in cambio degli aiuti.

Si vedrà, forse già oggi. In Borsa però sanno bene che anche il Portogallo se la passa male e la Grecia è tutt’altro che fuori pericolo. Ma l’effetto domino finisce per colpire anche Spagna e Italia, percepiti come paesi a rischio. Ed ecco che il rinnovato allarme sul debito sovrano innesca un’ondata di ribassi che si concentra in particolare sui titoli finanziari. Innanzitutto le banche, quindi, che perdono terreno a Madrid, come a Parigi e Francoforte. E ovviamente anche a Milano. Dopo i pesanti ribassi di ieri, i titoli degli istituti più importanti oggi in Borsa hanno aperto la seduta con rialzi marginali, quasi sempre inferiori all’1 per cento. Come dire che gli investitori, già pessimisti in partenza sul nostro sistema bancario, adesso che trema l’euro si fidano ancora meno. L’esposizione di queste banche verso i Paesi nella bufera, (Irlanda, Portogallo e Grecia) non sembra al momento allarmante. Intesa a giugno (ultimo dato disponibile) aveva in portafoglio titoli greci per 650 milioni, su attività complessive per decine di miliardi. Il rischio Irlanda del Monte Paschi supera di poco i 180 milioni, mentre il Banco Popolare nei conti semestrali ha dichiarato bond greci per 83 milioni.

Non sono questi però i numeri che mettono in allarme analisti e investitori. Il fatto è che le banche nostrane da un anno e più stanno acquistando titoli di stato italiani in misura molto superiore al passato. Semplificando al massimo si può dire che i banchieri risparmiano sui crediti alla clientela per accumulare attività finanziarie, in gran parte obbligazioni pubbliche relativamente sicure e a rendimento elevato. Quello che ci vuole per dare una spinta ai profitti in una fase di magra, a dir poco, dell’attività tradizionale. Qualche esempio. A fine settembre Intesa dichiarava attività finanziarie per 188 miliardi, quasi il 20 per cento in più di fine 2009. Le attività negoziabili del Monte dei Paschi, per la maggior pate costituite da titoli pubblici, sono aumentate da 38 a 54 miliardi nei primi nove mesi di quest’anno.

Tutto bene, se non fosse che le turbolenze sui mercati finanziari hanno cambiato le carte in tavola. Se c’è bufera sull’euro, se Irlanda e Grecia temono il crac, anche il rischio Italia aumenta, come dimostra l’aumento a livelli record del differenziale di rendimento tra i Btp italiani e i bund tedeschi. Risultato finale: calano le quotazioni dei titoli di stato italiani, proprio quelli di cui hanno fatto incetta gli istituti di credito. In teoria, quindi, c’è la possibilità concreta che le banche siano costrette a svalutare i loro attivi per allinearli alle nuove quotazioni. Va detto che i manager bancari dispongono di margini di manovra piuttosto ampi nella classificazione contabile dei titoli proprio per evitare pesanti perdite provocate dall’adeguamento ai prezzi di mercato.
A ben guardare però dai bilanci emerge già qualche dato negativo. Nella semestrale aggiornata a giugno, il Monte dei Paschi segnalava che il patrimonio netto del gruppo si era ridotto di 881 milioni per effetto della svalutazione di titoli di stato italiani. E l’effetto negativo è proseguito anche nei mesi estivi se è vero, come risulta dalla relazione trimestrale di settembre, che l’apposita riserva da valutazione si è ridotta di altri 70 milioni circa. Anche nei conti di Intesa questa stessa riserva ha perso circa 180 milioni in nove mesi a causa della svalutazione di titoli in portafoglio. Sono perdite consistenti, ma non drammatiche. Almeno per adesso.

Nel frattempo però la Banca d’Italia ha lanciato un salvagente agli istituti. Un provvedimento ad hoc varato a maggio stabilisce che le minusvalenze sui titoli di Stato dell’area Ue non vanno detratte dal patrimonio di vigilanza, il parametro utilizzato per misurare la solidità dei bilanci. Un aiutino che al momento vale decine di milioni per le banche principali.

Di Vittorio Malagutti dal Fatto Quotidiano del 17 novembre 2010 (aggiornato alle 13.00)

giovedì 11 novembre 2010

Qualcosa su Diasorin...

Diasorin, società attiva nella diagnostica in vitro, ha recentemente comunicato i dati trimestrali: il terzo trimestre si è chiuso con un utile in crescita del 23,9% a 24,3 milioni di euro ed un cash flow per 70 milioni di euro annui, sufficienti, a dire dell'a.d. Carlo Rosa, a finanziare la crescita.
Ma la Borsa sta scommettendo su un possibile aumento di capitale in vista di acquisizioni di dimensioni significative.
E' un titolo da monitorare....

martedì 9 novembre 2010

Strategia Ftse-Mib future: spunti operativi per mercoledì 10 novembre

Seduta positiva per le borse europee che, sostenute dal recupero del comparto bancario, hanno compiuto un veloce balzo in avanti e si sono portate a contatto con solide resistenze grafiche. Il Ftse-Mib future, dopo un’apertura a quota 21.190, si è appoggiato a 21.150 prima di effettuare un interessante allungo che ha condotto le quotazioni in area 21.380-21.400 prima e fino a un massimo intraday di 21.535 punti in un secondo momento. Nonostante questo recupero il quadro grafico di breve periodo rimane contrastato: necessaria pertanto una fase riaccumulativa al di sopra di 21.350 punti prima di poter iniziare un movimento rialzista di una certa consistenza. Solo il breakout di 21.650 potrebbe infatti fornire un nuovo segnale long. Pericolosa invece una discesa al di sotto di quota 21.150 punti anche se sarà soltanto il cedimento di 20.900 a provocare l’inversione ribassista del trend. Strategia operativa intraday. Long al breakout di quota 21.650 con un primo target in area 21.760-21.780 e un secondo attorno a 21.850-21.870. Short invece al cedimento di 21.150 con un primo target a 21.050-21.030 e un secondo a quota 20.950-20.930.

Mediobanca è l'unica banca italiana consigliata da Morgan Stanley


Mediobanca miglior titolo del Ftse Mib con un +2,39% a 7,5050 euro. Merito di Morgan Stanley che in una nota dedicata al comparto bancario italiano ha avviato la copertura dell'azione con un rating overweight e un target price a 9,4 euro, indicando il titolo quale propria top pick dal momento che è l'unico istituto con trend degli utili in miglioramento.

Negli ultimi due trimestri Mediobanca ha saputo migliorare i margini e mettere a regime il controllo dei costi, meglio degli altri istituti di credito italiani. Questo grazie al suo modello di business diverso da quelli delle altre banche, basato sui prestiti a lungo termine a una clientela di buona qualità.

In più, la crescita degli utili non è strettamente legata all'incremento dei tassi, come per le altre banche. Mediobanca, osserva infine Morgan Stanley, non ha problemi di solidità patrimoniale. Attualmente può contare su un Core Tier 1 dell'11,2% che dovrebbe salire al 12,8% nel giugno del 2013.

Morgan Stanley ha anche avviato la copertura di Intesa Sanpaolo (+1,22% a 2,495 euro nel giorno dei conti), ma con un rating equalweight e un target price a 3 euro. La banca, notano gli analisti, ha navigato attraverso la crisi senza bisogno di un aumento di capitale ed è rimasta relativamente redditizia.

Rispetto a Unicredit, il broker ritiene che Intesa Sanpaolo abbia miglior visibilità e potenziale a livello di utili nel breve termine. "Saremmo compratori" sul titolo "in caso dovesse scendere sotto 2,3 euro o nell'eventualità di un maggior incremento degli utili", precisano gli analisti di MS.

E a proposito di Unicredit (+0,78% a 1,813 euro) per Morgan Stanley merita un rating equalweight e un target price a 2,1 euro. Il titolo è interessante sulla base dei metodi convenzionali di valutazione, ma la bassa visibilità sulla nuova strategia e il cambio manageriale in corso probabilmente peseranno sull'azione per qualche tempo.

Infine, Morgan Stanley ha avviato la copertura di Mps (+0,81% a 0,938 euro) con un rating underweight e un target price a 1 euro. Tra i punti deboli delle banca senese, il broker cita la posizione patrimoniale relativamente bassa, la ridotta redditività e una valutazione non interessante. La mancanza di risorse e la volontà di non diluirsi da parte della Fondazione Mps sono i motivi che impediscono alla banca di raccogliere capitale.

Scende più del previsto l'utile di Intesa, 2010 visto in miglioramento


Intesa Sanpaolo volatile in Borsa (+0,51% a 2,485 euro dopo una virata in territorio negativo a un minimo a 2,4425 euro) in seguito all'uscita dei conti. L'utile nel terzo trimestre della banca è sceso a 510 milioni di euro contro i 674 milioni di euro di un anno fa. Le stime degli analisti indicavano un utile nel periodo di 543 milioni di euro.

Il risultato netto consolidato nel trimestre, se si escludono le principali componenti non ricorrenti, è però pari a 633 milioni di euro, in aumento del 26,3% rispetto ai 501 milioni di euro del secondo trimestre 2010 e in diminuzione del 22,4% rispetto agli 816 milioni del terzo trimestre 2009.

I proventi operativi netti nei tre mesi sono stati pari a 4,05 miliardi di euro, in aumento dello 0,7% rispetto ai 4,02 miliardi del secondo trimestre 2010 e in diminuzione del 9,9% rispetto ai 4,49 miliardi del terzo trimestre 2009. Pressoché centrate le attese sui primi nove mesi dell'anno che hanno mostrato un utile netto di 2,2 miliardi di euro (2,21 miliardi le stime del consenso), in flessione del 2,7% rispetto ai 2,26 miliardi dei primi nove mesi del 2009.

La gestione operativa ha invece segnato nel trimestre un risultato di 1,78 miliardi (+3,9% rispetto al secondo trimestre) e di 5,49 miliardi nei 9 mesi, in calo del 13,1%. Al tempo stesso il conto economico consolidato dei primi nove mesi ha evidenziato proventi operativi netti pari a 12,31 miliardi di euro, in calo del 7,1% rispetto ai 13,25 miliardi di un anno fa.

In quest'ambito, sempre nei primi nove mesi del 2010, gli interessi netti sono ammontati a 7,34 miliardi di euro, scendendo dell'8,5% rispetto agli 8,03 miliardi dei primi nove mesi del 2009, anche a seguito dell'effetto negativo di 178 milioni derivante dall'abolizione della commissione di massimo scoperto con decorrenza dal terzo trimestre 2009.

Sono migliorati inoltre i ratio patrimoniali. A fine settembre il gruppo, in base alle regole di Basilea 2, aveva infatti un Tier 1 ratio dell'8,9%, in crescita rispetto all'8,4% di fine 2009 e stabile su giugno 2010. Il Core Tier 1 è risultato pari al 7,7% (7,1% a fine 2009) e il coefficiente patrimoniale totale al 12,5% (11,8% a fine 2009).

Dato positivo anche gli accantonamenti e le rettifiche di valore in calo a 742 milioni nel terzo trimestre. Il dato si raffronta con i 934 milioni del secondo trimestre e gli 885 milioni dello stesso periodo del 2009. Il dato è composto da 30 milioni di accantonamenti per rischi e oneri, da 711 milioni di rettifiche nette su crediti e da 1 milione di rettifiche su altre attività. Nei 9 mesi la flessione degli accantonamenti è stata del 13,5% a 2,5 miliardi.

"I risultati trimestrali sono leggermente inferiori alle nostre attese: i ricavi da commissione sono stati inferiori alle previsioni. Il risultato netto si è avvicinato alla nostra stima di 520 milioni grazie al fatto che gli accantonamenti sono stati pari a 710 milioni, mentre noi prevedevamo 770 milioni", afferma a caldo un analista di una sim, in attesa dei dettagli che verranno forniti dal management nella conference call di oggi pomeriggio.

Su queste basi, il management ha già detto che conta di registrare nel 2010 un miglioramento dell'utile netto rispetto al 2009 grazie a una diminuzione degli oneri operativi, del costo del cattivo credito e degli oneri di integrazione, nonché all'apporto delle componenti non ricorrenti.

In particolare, Intesa nell'ultima parte dell'esercizio in corso perseguirà l'obiettivo di garantire una redditività sostenibile nel medio periodo, continuando a sviluppare l'attività fondata sulla relazione di lungo periodo con la clientela, a calibrare il controllo dei costi e degli investimenti e a presidiare la qualità del credito, la liquidità e la patrimonializzazione.

Ieri sono stati rilasciati i risultati delle controllate Banca Imi e Fideuram, nel complesso migliori delle attese grazie anche al controllo dei costi. In attesa dei conti questa mattina Equita ha confermato il rating buy e il prezzo obiettivo a 3,5 euro sul titolo Intesa Sanpaolo, Unicredit il rating hold e un target price a 2,40 euro, mentrte Morgan Stanley ha iniziato oggi la copertura dell'azione con un rating equalweight e un target a 3 euro.

Rispetto a Unicredit, il broker ritiene che Intesa Sanpaolo abbia miglior visibilità e potenziale a livello di utili nel breve termine. "Saremmo compratori" sul titolo "in caso dovesse scendere sotto 2,3 euro o nell'eventualità di un maggior incremento degli utili", precisano gli analisti di MS.

L'istituto, che non ha avuto bisogno di lanciare un aumento di capitale, si è dimostrato profittevole. Non solo. Le azioni viaggiano in Borsa su prezzi convenienti dopo la debolezza accusata a ottobre, con le quotazioni che sono andate peggio del settore del 7% circa.

Mediaset cresce meno delle attese nei 9 mesi, Premium a breakeven


Mediaset cresce, ma meno delle attese. Il gruppo ha chiuso i primi 9 mesi dell'anno con un utile netto di 192,6 milioni di euro, in crescita del 4,6% su anno, ma sotto le previsioni del consenso, che puntava a un miglioramento più consistente a 231 milioni. Il risultato operativo è cresciuto del 40,4% a 534,7 milioni (consenso a 540 milioni) e il debito netto si è attestato a 1,308 miliardi (1,552 miliardi a dicembre 2009), mentre il fatturato è salito del 14,8% a 3,045 miliardi di euro (consenso a 3,048 miliardi).

Nel dettaglio, le attività italiane hanno generato 2,423 miliardi di euro (+9,1%), con i ricavi pubblicitari di Publitalia che hanno raggiunto 1,914 miliardi (+5%), una crescita che salirebbe a +5,2% considerando la raccolta relativa ai contenuti video distribuiti sul portale web Mediaset. Nei primi 10 mesi la raccolta pubblicitaria in Italia è allineata ai dati dei 9 mesi, e che il trend dovrebbe proseguire anche negli ultimi due mesi dell'anno.

"Ottobre è stato positivo", ha commentato il direttore generale di Publitalia, Luigi Colombo. "Alla fine dell'anno la crescita dovrebbe essere vicina al 5%. Confermiamo questo obiettivo che a mio parere è possibile raggiungere". Impossibile invece formulare previsioni precise sul 2011: "le stime disponibili parlano di un aumento del 2-3% nella televisione, ma la
visibilità resta scarsa".

La Pay tv Mediaset Premium ha invece registrato ricavi da vendita di carte, ricariche e abbonamenti Easy Pay a 342,5 milioni (+61,4%), con 3,3 milioni di carte attive al 30 settembre 2009. Una crescita che ha consentito il raggiungimento del break even operativo, ha evidenziato la società.

In Spagna la controllata Telecinco ha registrato invece ricavi per 622,4 milioni (+44%), con un utile netto di 32,3 milioni, dimezzato per le rettifiche sul valore di carico di Endemol. Per l'esercizio in corso, Mediaset ha confermato la guidance che vede un risultato netto consolidato e una generazione di cassa operativa superiori a quelli del 2009. A piazza Affari il titolo Mediasetr ha chiuso in rialzo del 2,95% a 5,405 euro in attesa della pubblicazione dei conti.

mercoledì 3 novembre 2010

Dichiarazione FED relativa al QE2

November 3, 2010

On November 3, 2010, the Federal Open Market Committee (FOMC) decided to expand the Federal Reserve’s holdings of securities in the System Open Market Account (SOMA) to promote a stronger pace of economic recovery and to help ensure that inflation, over time, is at levels consistent with its mandate. In particular, the FOMC directed the Open Market Trading Desk (the Desk) at the Federal Reserve Bank of New York to purchase an additional $600 billion of longer-term Treasury securities by the end of the second quarter of 2011.

The FOMC also directed the Desk to continue to reinvest principal payments from agency debt and agency mortgage-backed securities into longer-term Treasury securities. Based on current estimates, the Desk expects to reinvest $250 billion to $300 billions over the same period, though the realized amount of reinvestment will depend on the evolution of actual principal payments.

Taken together, the Desk anticipates conducting $850 billion to $900 billion of purchases of longer-term Treasury securities through the end of the second quarter. This would result in an average purchase pace of roughly $110 billion per month, representing about $75 billion per month associated with additional purchases and roughly $35 billion per month associated with reinvestment purchases.

The Desk plans to distribute these purchases across the following eight maturity sectors based on the approximate weights below:

Nominal Coupon Securities by Maturity Range*

TIPS**

1.5-2.5
Years

2.5-4 Years

4-5.5
Years

5.5-7
Years

7-10
Years

10-17
Years

17-30
Years

1.5-30
Years

5%

20%

20%

23%

23%

2%

4%

3%

*The on-the-run 7-year note will be considered part of the 5½- to 7-year sector, and the on-the-run 10-year note will be considered part of the 7- to 10-year sector.
**±TIPS weights are based on unadjusted par amounts.

Under this distribution, the Desk anticipates that the assets purchased will have an average duration of between 5 and 6 years. The distribution of purchases could change if market conditions warrant, but such changes would be designed to not significantly alter the average duration of the assets purchased.

To provide operational flexibility and to ensure that it is able to purchase the most attractive securities on a relative-value basis, the Desk is temporarily relaxing the 35 percent per-issue limit on SOMA holdings under which it has been operating. However, SOMA holdings of an individual security will be allowed to rise above the 35 percent threshold only in modest increments.

Purchases associated with balance sheet expansion and those associated with principal reinvestments will be consolidated into one set of operations to be announced under the current monthly cycle. On or around the eighth business day of each month, the Desk will publish a tentative schedule of purchase operations expected to take place through the middle of the following month, as well as the anticipated total amount of purchases to be conducted over that period. The schedule will include a list of operation dates, settlement dates, security types to be purchased (nominal coupons or TIPS), the maturity date range of eligible issues, and an expected range for the size of each operation.

The Desk expects to conduct the November 4 and November 8 purchase operations that were announced on October 13, and it plans to publish its first consolidated monthly schedule on November 10 at 2:00 p.m.

Purchases will be conducted with the Federal Reserve’s primary dealers through a series of competitive auctions operated through the Desk’s FedTrade system. Consistent with current practices, the results of each operation will be published on the Federal Reserve Bank of New York’s website shortly after each purchase operation has concluded. In order to ensure the transparency of our purchase operations, the Desk will also begin to publish information on the prices paid in individual operations at the end of each monthly calendar period, coinciding with the release of the next period’s schedule.


Traduzione:

Il 3 novembre 2010, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha deciso di espandere il possesso di titoli della Federal Reserve nella Open System Market Account (SOMA) per promuovere un ritmo più forte di ripresa economica e per contribuire ad assicurare che l'inflazione, nel tempo, resti a livelli coerenti con il suo mandato. In particolare, il FOMC ha spinto l'Open Market Trading Desk (il Desk) presso la Federal Reserve Bank di New York ad acquistare altri $ 600 miliardi di titoli a più lungo termine del Tesoro, entro la fine del secondo trimestre del 2011.

Il FOMC ha anche ordinato al Desk di continuare a reinvestire le scadenze in titoli del Tesoro a lungo termine. Sulla base delle attuali stime, il Desk si aspetta di reinvestire tra 250 e 300 miliardi di dollari nello stesso periodo, anche se l'importo del reinvestimento realizzato dipenderà dall'evoluzione effettiva dei pagamenti di capitale.

Nel loro insieme, il Desk anticipa che condurrà tra 850 e 900 miliardi di dollari di acquisti di titoli del Tesoro a lungo termine fino alla fine del secondo trimestre. Ciò porterebbe ad un ritmo medio di acquisto di circa 110 miliardi dollari al mese, pari a circa 75 miliardi dollari al mese di ulteriori acquisti e circa 35 miliardi dollari al mese di acquisti per reinvestimento.

L'Ufficio ha in programma di distribuire questi acquisti attraverso i seguenti otto range di scadenze sulla base del seguente peso approssimativo:

Titoli con cedola nominale per Range di scadenza *

TIPS **

1 ½ -2 ½
Anni

2 ½ -4 anni

4-5 ½
Anni

5 ½ -7
Anni

7-10
Anni

10-17
Anni

17-30
Anni

1 ½ -30
Anni

5%

20%

20%

23%

23%

2%

4%

3%


Nell'ambito di questa distribuzione, il Desk prevede che i titoli acquistati avrànno una durata media compresa tra 5 e 6 anni. La distribuzione degli acquisti potrebbe cambiare se lo permetteranno le condizioni di mercato, ma tali modifiche saranno disegnate in modo tale da non alterare in maniera significativa la durata media dei titoli acquistati.

Per fornire la flessibilità operativa e per garantire che sia in grado di acquistare i titoli più attraenti in termini relativi, il Desk allenterà max il 35% per ogni emissione. Tuttavia, gli sarà permesso di salire al di sopra della soglia del 35 per cento solo con incrementi modesti.

Gli acquisti associati con l'espansione dello stato patrimoniale e quelli connessi con i reinvestimenti principali sarànno consolidati in un unico insieme di operazioni che sarà annunciato nell'ambito del ciclo del corrente mese. In prossimità dell'ottavo giorno lavorativo di ogni mese, il Desk pubblicherà un calendario provvisorio delle operazioni di acquisto che dovrebbero avvenire a metà del mese successivo, come pure l'importo anticipato totale degli acquisti da effettuare in tale periodo. Il programma comprende un elenco di date delle operazioni, date di regolamento, la tipologia di titoli da acquistare, l'intervallo di date di scadenza delle emissioni ammissibili, e un range atteso della dimensione di ciascuna operazione.

Il Desk si aspetta di condurre il 4 novembre e l'8 novembre le operazioni di acquisto che sono state annunciate il 13 ottobre, e prevede di pubblicare il suo primo calendario consolidato mensile il 10 novembre alle 14:00

Gli acquisti saranno condotti con operatori primari della Federal Reserve attraverso una serie di aste competitive gestite attraverso il sistema FedTrade del Desk. In linea con le pratiche attuali, i risultati di ogni operazione verrànno pubblicati sul sito della Federal Reserve Bank di New York subito dopo ciascuna operazione di acquisto conclusa. Al fine di garantire la trasparenza delle nostre operazioni di acquisto, il Desk inizierà anche a pubblicare le informazioni sui prezzi pagati per ogni singolo titolo alla fine di ogni periodo di calendario mensile, in coincidenza con l'uscita del calendario del periodo successivo.